Amantino Mancini durante la sua esperienza alla Roma
Amantino Mancini durante la sua esperienza alla Roma

Roma, 19 maggio 2020- Amantino Mancini si racconta a Casa Sky Sport: nella lunga chiacchierata, l'ex giocatore della Roma ripercorre le tappe più importanti della sua carriera, a partire proprio dal suo arrivo in Italia, con la maglia del Venezia, che non fu esattamente come si aspettava. "Quando uno viene dal Brasile, a gennaio, da 40 gradi a -4 fu molto duro -racconta il brasiliano- La Serie B italiana era tutta palla alta, era difficile".

Ma l'avvio difficile della sua nuova avventura non lo ha fermato: "Mi ha aiutato molto ad ambientarmi nel calcio italiano, imparare la lingua e capire come funziona. Anche giocando pochissimo, mi è servito tanto per capire. A Roma sono arrivato più maturo, parlando italiano, mi ha aiutato tanto". Una delle figure fondamentali della sua carriera è sicuramente Capello, il primo allenatore a concedergli piena fiducia: "L’arrivo a Roma non è stato facile. Ricordo il primo giorno a Trigoria, Capello mi chiese perché a Venezia non giocassi. Andammo in Austria per la preparazione, dal primo giorno mi ha messo nei titolari e non sono più uscito. Mi ha dato fiducia, io facevo un lavoro eccezionale sul campo. Dovrò ringraziarlo per sempre per la fiducia che mi ha dato, io da professionista ho sfruttato l’opportunità, nella prima stagione feci 8 gol e più di 15 assist, un inizio molto importante".

Con il tempo Mancini è riuscito a diventare uno dei giocatori fondamentali della Roma e uno dei ricordi più belli con i giallorossi è legato alla partita di Lione: "È stata una notte splendida, un gol meraviglioso, il Lione aveva una squadra molto forte e l’abbiamo battuta. Ricordo la gara di andata, facemmo 0-0 e fummo sfortunati. A Lione una serata fantastica. In quel periodo lì eravamo forti, giocavamo a memoria, Spalletti era un allenatore eccezionale, uno dei più forti che ho avuto. Voglio prendere un po’ di esempio da lui, non voglio copiarlo, per me lui è stato un grandissimo".

E per quanto riguarda la parentesi nella capitale, il brasiliano svela alcuni retroscena, come ad esempio il rapporto con Totti: "Un onore giocare con lui, era diverso dagli altri per qualità tecnica, assurda. Come capitano era tranquillo. Quello che lui rappresenta, è molto umile, un ragazzo eccezionale". E il forte legame con la Roma viene sottolineato ancora una volta quando si parla del suo gol più bello: "Non è facile, ma dico il tacco nel derby. Gesto tecnico meraviglioso". Il suo futuro sarà sicuramente in panchina e Mancini potrebbe prendere ispirazione da alcuni allenatori che hanno segnato la sua vita, come ad esempio Spalletti: "Luciano lo vedo più sul discorso tattico, è veramente bravo, ti insegna il calcio, ti fa capire un sacco di cose. Durante gli allenamenti ti prendeva per il braccio e ti insegnava i movimenti. Voglio copiare questo di Luciano, sul campo è il numero 1".