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Calcio, i colpi di testa causano davvero la demenza?

Uno studio inglese sostiene che una carriera con molti impatti di testa col pallone mette i calciatori a rischio demenza. Ma ci sono molti dubbi
 

Ultimo aggiornamento il 17 febbraio 2017 alle 12:00
Uno studio collega i colpi di testa alla demenza - foto dpa picture alliance / Alamy
Troppi colpi di testa fanno male? È una domanda che nel mondo dello sport, più specificamente del calcio, circola da un po' di tempo. Ora uno studio inglese condotto alla UCL (University College London) in collaborazione con la Cardiff University sostiene che una carriera calcistica in cui si colpisce la palla di testa molto spesso può portare a demenza senile.


LO STUDIO
Il tema è interessante quanto controverso. L'anno scorso un'altra ricerca della Stirling University aveva affrontato l'argomento, spiegando che nelle 24 ore successive a una partita con molti colpi di testa si potevano riscontrare problemi cognitivi e di memoria. Questa del college londinese invece va oltre la singola partita e indaga gli effetti a lungo termine di una vita passata a colpire il pallone di testa. Lo studio, pubblicato sulla rivista Acta Neuropathologica, ha preso in esame 6 ex calciatori, tutti affetti da demenza (morbo di Alzheimer). Si è così scoperto che in 4 casi la membrana cerebrale era danneggiata proprio dai colpi di testa. Si tratta di un tessuto che è degenerato in una encefalopatia cronica, un problema abbastanza comune negli sport di combattimento come la boxe, dove si ricevono molti colpi pesanti alla testa (pensiamo alla storia di Muhammad Alì, che ha contratto il morbo di Parkinson dopo una carriera sul ring). I ricercatori sostengono che questo problema al cervello può insorgere anche molto tempo dopo l'abbandono della carriera calcistica.

CALCIO COME LA BOXE?
Il paragone è un po' forte ma è un dato di fatto che, al di là dei colpi di testa al pallone, gli scontri per accaparrarsi un cross sono spesso molto duri. L'encefalopatia traumatica cronica diagnosticata dai ricercatori inglesi è la stessa che secondo uno studio della Boston University ha colpito 90 giocatori di football americano su 94 esaminati, dati che hanno fatto scalpore, spingendo la lega NFL ad ammettere una connessione tra la malattia e i violentissimi colpi che accadono in campo. Come sta facendo scalpore questo studio inglese, su cui esistono tuttavia pareri piuttosto critici. Prima di tutto sul numero limitato di soggetti esaminati, poi per il fatto che non esistono davvero prove evidenti della correlazione fra questa patologia e il colpi di testa. Non è chiaro ad esempio quanti colpi di testa portino un giocatore alla demenza, che tipo di impatto, quale frequenza. Sembra inoltre che i sei calciatori esaminati nello studio avessero già uno strappo in corrispondenza di una membrana cerebrale, che potrebbe essere stata una delle cause dei loro problemi, al di là degli impatti col pallone.


UN PRIMO PASSO
Così i ricercatori hanno spiegato che lo studio rivela un potenziale legame tra i ripetuti colpi di testa e lo sviluppo dell'encefalopatia. La BBC ha preso sul serio lo studio, almeno quanto la FA (la federazione calcio inglese), che però ha ribadito che negli ultimi anni i palloni da calcio sono più leggeri nei materiali e nel peso, altra cosa che mette in dubbio l'attualità dello studio, e che comunque porterebbe a pensare che ora i danni potenziali sono minori rispetto al passato. Di sicuro la ricerca è un passo importante per fare luce su un potenziale problema che è sempre stato poco affrontato dalla medicina, a patto che si allarghino i confini e i numeri dell'analisi.





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