27 apr 2022

Calciatrici professioniste, cade l’ultimo tabù

La Figc è la prima federazione italiana ad approvare il cambiamento, sulla scia dei successi colti dalle azzurre del ct Bertolini

paolo franci
Sport

di Paolo Franci

Lo aveva preso come un punto d’onore, il numero uno della Figc Gabriele Gravina, all’indomani del boom di tre anni fa. Da tempo si era convinto che lo sviluppo del calcio femminile avrebbe dovuto, a breve, far rima con professionismo. A spingerne la volata, poi, quel fantastico Mondiale di Francia, quando le ragazze allenate da Milena Bertolini arrivarono ai quarti di finale a vent’anni di distanza dal’ultima volta, trascinando il Paese in un sabba di tifo ed entusiasmo che di solito è riservato solo ai colleghi maschi. E invece. Da lì era partita la Figc per tracciare la linea che, ieri, ha disegnato l’ultima tappa, con l’ufficialità di un passo per certi vesrsi epocale: dal 1° luglio le calciatrici italiano potranno accedere al professionismo.

Un passo indietro. A certificare quel boom azzurro erano arrivati numeri scoppiettanti: un italiano su tre aveva seguito la scia di passione azzurra al femminile. E cioè 21 milioni di tifosi. Un dato straordinario, soprattutto se paragonato a quello dell’Europeo Under 21 maschile giocato nello stesso periodo, con 20,6 milioni di spettatori complessivi. In totale, il Mondiale femminile vinto dalle straordinarie ragazze a stelle e strisce della fuoriclasse Alex Morgan – simbolo del calcio statunitense insieme a Megan Rapinoe – aveva rubato l’occhio di 24,9 milioni di persone qui in Italia. Per dire: la Serie A, nell’ultimo mese di campionato in quel lontano ottobre 201819, aveva toccato quota 30,2 milioni di spettatori.

E poi, i numeri delle partite, come quella delle azzurre contro il Brasile, con 7,3 milioni di spettatori tra Rai e Sky. No, non poteva più essere considerato un calcio di nicchia. Anzi, viverla così sarebbe stato un po’ come la famosa barzelletta dei 4 elefanti nella Fiat 500. D’altra parte, in dieci anni, stando al report Figc aggiornato al 2020, le tesserate hanno fatto un salto in avanti del 66,5%, con una decisa accelerazione dal 201819 quando la Federcalcio ha assunto la titolarità delle delle competizioni di vertice per quasi 500 partite l’anno. A livello internazionale, poi, il movimento è vulcanico. Recentemente, le giocatrici americane della Nazionale - più forti, seguite e rappresentative dei colleghi maschi - hanno vinto la battaglia per l’Equal Pay, la parità salariale con gli uomini. E non solo: avranno pari stipendio, ma anche un risarcimento di 24 milioni di dollari. E se vogliamo stare alla cronaca recentissima, ecco a voi la gara d’andata delle semifinali di Champions femminile tra Barcellona - nel quale gioca il Pallone d’Oro 2021 Alexia Putellas - e Wolfsburg: 91.648 spettatori, nuovo record per un match di calcio femminile.

Ieri Gravina ha spiegato come "il processo sia definitivo. Ci sono le norme che disciplinano l’attività e l’esercizio del professionismo. Siamo la prima federazione in Italia ad avviare ed attuare questo importante percorso". Tutto liscio dunque? No. Il Consiglio Federale che ha approvato la misura era avviato verso l’unanimità quando la Lega di Serie A - e chi sennò? - si è messa di traverso nonostante il plebiscito unanime dei club di A, intesi come dipartimento femminile: in sostanza i consiglieri Lotito, Marotta e il presidente Casini hanno votato contro le stesse decisioni dei loro club... Gaffe assurda e da lì una discussione accesa fino alla schiarita e Lotito che ha tentato di giustificarsi: "C’è stato solo un malinteso...". Sarà.

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