di Angelo Costa Se questo è il modo di divertire gli italiani che intendeva Filippo Ganna dopo una semifinale da primato, ben venga. L’Italia è d’oro nel quartetto dell’inseguimento: è un’emozione persino dirlo o scriverlo. Ai Giochi non succedeva dall’edizione di Roma, sessantun anni fa, a Tokyo succede nel modo più bello e indiscutibile, perché i Fantastici Quattro (il veneto Francesco Lamon, il friulano Jonathan Milan, il lombardo Simone Consonni, oltre al piemontese Ganna naturalmente) superano i campioni iridati della Danimarca, addirittura ritoccando il primato mondiale del giorno...

di Angelo Costa

Se questo è il modo di divertire gli italiani che intendeva Filippo Ganna dopo una semifinale da primato, ben venga. L’Italia è d’oro nel quartetto dell’inseguimento: è un’emozione persino dirlo o scriverlo. Ai Giochi non succedeva dall’edizione di Roma, sessantun anni fa, a Tokyo succede nel modo più bello e indiscutibile, perché i Fantastici Quattro (il veneto Francesco Lamon, il friulano Jonathan Milan, il lombardo Simone Consonni, oltre al piemontese Ganna naturalmente) superano i campioni iridati della Danimarca, addirittura ritoccando il primato mondiale del giorno prima (3’42’032 il nuovo limite per la storia). Impresona, e non si esagera.

E’ un giorno memorabile per la bici italiana, che a modo suo si infila nel solco di altre medaglie azzurre impreviste e altrettanto pazzesche, Jacobs e Tamberi, evidentemente un traino. E’ anche il giorno in cui arriva a destinazione il lungo cammino di un settore che i suoi campioni li è andati a cercare fra gli stradisti, inventandosi un quartetto che cinque anni fa ai Mondiali di Londra è sceso per la prima volta sotto i quattro minuti, primo passo per l’Olimpo. Sotto il quale ora cantano e ballano in tanti, purtroppo non il dt Cassani, rispedito a casa dal nuovo corso federale prima di potersi godere una gioia anche sua ("una grande emozione, una squadra di fenomeni, complimenti a Villa", il suo commento).

E’ l’oro della semina in un settore ricostruito da zero, è anche l’oro di un gruppo vero, vuoi perché non c’è specialità che come il quartetto ti obbliga ad essere in sintonia, vuoi soprattutto per lo spirito che ha accompagnato questi ragazzi dalla delusione di Rio al trionfo giapponese: basti ricordare che uno degli esclusi, Michele Scartezzini, dopo le convocazioni a inizio luglio sui social ha scritto "sapevo che al ct Villa spettava una decisione difficile: non ho rimpianti, abbiamo una squadra fortissima e lo vedrete", una lezione per tanti.

Conquistando l’oro in una finale tiratissima, iniziata davanti e proseguita di rincorsa prima dei quattro strepitosi giri finali di Superpippo Ganna che hanno ribaltato verdetto e storia mangiando quasi un secondo ai rivali, l’Italia si fa un altro regalo: evita la prevedibile coda di polemiche e malumori per la lunga serie di pasticci che ha accompagnato i danesi. Fra cerotti non consentiti, un tamponamento assurdo almeno quanto la decisione dei giudici di non far ripetere la semifinale con gli inglesi e, infine, l’utilizzo di un sottobody che agli azzurri a suo tempo non era stato consentito, di spunti non ne sarebbero mancati: dopo una prova così, le chiacchiere stanno a zero.

Di chiacchiere sulla pista si spera di farne ancora oggi: stamattina, dalle 8,30 italiane, Elia Viviani difende l’oro conquistato a Rio nella nuova versione dell’omnium, quattro prove nello stesso giorno. Ce la faccia o meno, la sua medaglia l’ha già portata a casa col quartetto: non avesse acceso lui la scintilla del rilancio, tutta questa goduria non esisterebbe.