di Paolo Franci "Rischiamo il default per immobilismo e burocrazia, servono stadi nuovi e un iter regolamentare snello e rapido per costruirli o ristrutturarli. Non possiamo più aspettare". E’ la sintesi stretta della lettera inviata al premier Conte e ai ministri Spadafora, Gualtieri e Franceschini da Coni, Figc e Lega di A sulle emergenze del pallone e in particolare su quella vergogna tutta italiana che riguarda gli stadi nel nostro Paese. Una missiva scritta a tre mani, quelle di Giovanni Malagò, Gabriele Gravina e Paolo Dal Pino, nella quale si chiede l’apertura di un tavolo di lavoro urgente e che è già un segnale politico forte. Non è un mistero che, ad esempio, nel...

di Paolo Franci

"Rischiamo il default per immobilismo e burocrazia, servono stadi nuovi e un iter regolamentare snello e rapido per costruirli o ristrutturarli. Non possiamo più aspettare". E’ la sintesi stretta della lettera inviata al premier Conte e ai ministri Spadafora, Gualtieri e Franceschini da Coni, Figc e Lega di A sulle emergenze del pallone e in particolare su quella vergogna tutta italiana che riguarda gli stadi nel nostro Paese. Una missiva scritta a tre mani, quelle di Giovanni Malagò, Gabriele Gravina e Paolo Dal Pino, nella quale si chiede l’apertura di un tavolo di lavoro urgente e che è già un segnale politico forte. Non è un mistero che, ad esempio, nel recente passato vi siano stati attriti tra le parti - in particolare tra Malagò e i governi del pallone - e difformità di vedute anche aspre nei botta e risposta. E il fatto che i tre ‘capi’ decidano di fare fronte comune sulla grave crisi che stritola il calcio, è un messaggio di unità e presa di responsabilità verso chi - il governo - è particolarmente concentrato sulla ‘politicizzazione’ dello sport e assai meno sullo esigenze di sviluppo e sostenibilità. Il calcio produce 5 miliardi di fatturato e 1,2 miliardi di introiti erariali diretti. Se poi si guarda agli ‘indiretti’: l’industria del pallone determina 22,5 miliardi di giro d’affari per famiglie e imprese e un ricavo erariale di 9 miliardi. Per capire la portata di certi numeri, basti ricordare che il nostro Paese vale oltre il 12% del Pil mondiale del calcio.

La premessa è doverosa per inquadrare il grido d’allarme di Coni, Lega di A e Figc che denunciano lo "stato obsoleto e carente delle infrastrutture sportive del Paese", con un bilancio da nascondersi sotto la sabbia nel paragone con i maggiori paesi europei. E infatti: "l’Italia è alle spalle di Inghilterra, Germania e Spagna per ricavi medi, spettatori, modernità degli impianti, numero di nuovi stadi costruiti negli ultimi vent’anni", grazie a investimenti che superano gli 11 miliardi. Nella lettera, si mette a fuoco come il problema non sia nel DL Semplificazione, che agevola la ristrutturazione degli impianti, ma quell’"iter organizzativo complesso" che coinvolge fin troppi attori. E si sottolinea come in Italia il procedimento autorizzativo comporti "7 fasi rispetto alle 2 previste in Francia e alle 4 che rappresentano la media europea". E qui, Coni, Figc e Lega di A, oltre a suggerire una serie di modifiche regolamentari-legislative che portino ad un processo fortemente semplificato per la ristrutturazione degli impianti, chiedono la creazione di una commissione unica che abbia potere e competenza sul tema. Anche perchè "i tempi medi per ottenere l’autorizzazione in Italia variano tra gli 8-10 anni, mentre in Europa ne bastano 2 o 3".

Al documento è allegato lo studio ‘Monitor Deloitte’, che dipinge uno scenario tanto allettante quanto necessario per il pallone a rischio default per i danni della pandemia, sottolineando come il rinnovamento degli stadi potrà comportare investimenti fino a 4,5 miliardi di euro per i prossimi 10 anni, con la creazione di 25 mila posti di lavoro e un gettito fiscale di 3,1 miliardi di euro. E sia chiaro: Coni Figc e Lega di A non chiedono soldi, ma un’iniziativa concreta che sblocchi la modernizzazione dell’impiantisca, cruciale per generare investimenti e aprire al rilancio di un settore che "rischia il fallimento a causa dell’immobilismo e della burocrazia".