Davide Mazzanti, 44 anni, a destra, dietro la capitana azzurra Miriam Sylla, 26 anni
Davide Mazzanti, 44 anni, a destra, dietro la capitana azzurra Miriam Sylla, 26 anni
Accolto ieri a Fiumicino dalla festa dei tifosi, il ct dell’Italvolley in rosa Davide Mazzanti è il secondo marchigiano a vincere un campionato Europeo nel giro di un paio di mesi. Farlo dopo aver fallito alle Olimpiadi rende ancora più caldo il fuoco della vittoria di sabato a Belgrado. Mazzanti, questa gioia compensa la delusione di Tokyo? "A volte le sconfitte sono come i lutti, vanno elaborati, non si possono togliere. Ancora stiamo elaborando, ma se nel frattempo arriva una gioia, te la godi lo stesso. Vincere contro la Serbia in casa loro in un ambiente...

Accolto ieri a Fiumicino dalla festa dei tifosi, il ct dell’Italvolley in rosa Davide Mazzanti è il secondo marchigiano a vincere un campionato Europeo nel giro di un paio di mesi. Farlo dopo aver fallito alle Olimpiadi rende ancora più caldo il fuoco della vittoria di sabato a Belgrado.

Mazzanti, questa gioia compensa la delusione di Tokyo?

"A volte le sconfitte sono come i lutti, vanno elaborati, non si possono togliere. Ancora stiamo elaborando, ma se nel frattempo arriva una gioia, te la godi lo stesso. Vincere contro la Serbia in casa loro in un ambiente così è stata un’impresa".

Farlo davanti a ventimila tifosi avversari forse vale doppio.

"Le finali insegnano comunque tanto, è un bagaglio che nessun allenamento o partita con meno pressione ti può dare".

Le ragazze le hanno detto qualcosa, dopo?

"Niente di particolare, ma mi è piaciuta molto la partecipazione di Caterina Bosetti e Sara Fahr, a casa infortunate, con una videochiamata. È il segno che c’è condivisione".

Come si spiega questo ribaltamento dei ruoli con la Serbia in un solo mese?

"E’ successa una cosa, in campo. Nelle ultime occasioni, sia all’Europeo che all’Olimpiade, eravamo al loro livello, ma non avevamo mai avuto la sensazione di potergli stare davanti. Stavolta invece c’era. Io posso solo dire l’unica cosa che ho cambiato da parte mia, perché quasi tutto il merito è delle ragazze: ho solo cercato di farle pensare il meno possibile, perché si potessero divertire, scegliando una tattica semplice. L’obiettivo era di fare bene due cose per tutta la partita. Loro sono state bravissime, non era facile ripartire".

Stavolta il peso dei social non ha influito?

"Su questo vorrei chiarire una volta per tutte come la penso. Non ho mai detto niente contro i social, né contro l’uso che ne fanno le ragazze. Io non li uso, non mi permetterei. So solo che c’era una grande pressione, e che questo è un fattore da gestire. Io li evito perché per carattere i giudizi mi hanno sempre fatto male, ma ho scelto il lavoro sbagliato. La mia forza è proprio questa, allenare fuori dal giudizio, in palestra".

Dalla sua Marotta a Jesi, la città di Mancini, ci sono 40 chilometri. Il ct l’ha chiamata?

"No, mi hanno detto che ci ha fatto i complimenti sui social, ma non usandoli, non so cosa abbia detto. Mi ha fatto piacere ricevere quelli di Meo Sacchetti: prima delle Olimpiadi mi ha detto che anche noi avremmo battuto la Serbia, la profezia si è avverata con una manifestazione di ritardo, ma si è avverata".

E’ caduto il tabù serbo?

"Io ho un senso di profondo rispetto per loro, perché ci hanno messo tante volte in difficoltà in questi anni, per questo è stato così bello batterli. Ma col massimo rispetto".

Mazzanti, le vinciamo le prossime Olimpiadi?

"Non lo so, in mezzo ci sono ancora Mondiali ed Europei. E dopo quello che è successo a Tokyo, meglio stare bassi".