Luca Talotta Se la strategia rossonera sarà giusta, allora ci divertiremo davvero. Perché quando il tuo allenatore e il tuo direttore dell’area tecnica, al secolo Pioli e Maldini, ti caricano alla vigilia dicendo che questa squadra è più forte di quella dell’anno scorso, nonostante le dipartite di Donnarumma e Calhanoglu, vuole dire che si punta davvero in alto, che la parola Scudetto quest’anno, forse, si può davvero pronunciare da subito. E pensare che ieri, nel match vinto a Genova contro la Sampdoria per 1-0, a ben impressionare sono stati proprio...

Luca Talotta

Se la strategia rossonera sarà giusta, allora ci divertiremo davvero. Perché quando il tuo allenatore e il tuo direttore dell’area tecnica, al secolo Pioli e Maldini, ti caricano alla vigilia dicendo che questa squadra è più forte di quella dell’anno scorso, nonostante le dipartite di Donnarumma e Calhanoglu, vuole dire che si punta davvero in alto, che la parola Scudetto quest’anno, forse, si può davvero pronunciare da subito. E pensare che ieri, nel match vinto a Genova contro la Sampdoria per 1-0, a ben impressionare sono stati proprio coloro che hanno dovuto sostituire i due mostri sacri citati prima, il duo Donnarumma-Calhanoglu che sembrava insostituibile; vale a dire Maignan e Brahim Diaz, con il primo che si è dimostrato subito portiere affidabile (ottimo riflesso per ben due volte su Gabbiadini e assist man per Calabria in occasione del gol dell’1-0); il secondo, al suo nuovo ‘esordio’ in rossonero, al primo pallone toccato con indosso la maglia numero dieci (già, quella che fu proprio dell’insostituibile Calhanoglu) ha subito fatto capire che quest’anno vuole divertirsi, sbloccando il match con la complicità di Audero e rimanendo sempre al centro del gioco dei rossoneri. Tutto secondo copione, dunque: prima gara e prima vittoria per i ragazzi di Pioli e per giunta in trasferta. In barba anche a chi diceva, sminuendone il lavoro, che le 16 vittorie esterne dello scorso campionato, un vero record per la Serie A, erano dovute soprattutto all’assenza di pubblico, che favoriva una squadra così giovane ed incapace di gestire le pressioni come il Milan. Ma la truppa di Pioli è ormai squadra rodata, capace di andare oltre le critiche, giocare bene e trovarsi quasi a memoria: ieri sera gli unici nuovi in campo dall’inizio erano Maignan e Giroud, gli altri già hanno avuto esperienze in questo nuovo Diavolo, a riprova che la struttura ormai c’è. E quando vinci anche senza Ibrahimovic, Kessie (rientreranno dopo la sosta a metà settembre) e Bennacer (inizialmente in panchina), oltre ai due già citati che ormai fanno parte solo della storia del Milan), con un Theo Hernandez disastroso in fase difensiva, un Tonali che convince ma ogni tanto s’addormenta (e un buon Krunic), allora qualcosa vorrà pure dire. E poco importa se Giroud, dopo le tre reti nel precampionato, non è riuscito ad andare a segno francobollato com’era dai difensori blucerchiati: ci sarà tempo per gustare le gesta del francese, al pari di quelle di Kessie, Ibrahimovic, Florenzi e Pellegri, con quest’ultimo che ieri sera è arrivato a Milano. Nell’attesa che dal mercato possano arrivare un altro centrocampista e un trequartista; perché gli impegni, quest’anno, saranno tanti. Compresa quella Champions League che, giovedì, vedrà il ritorno del Milan nell’urna del sorteggio dei gironi del primo turno dopo sette anni.