di Paolo Franci Siamo di fronte, forse, ai titoli di coda di un’era della racchetta senza precedenti. Quella dominata dalla Big Three o dai Fab Three, se preferite. Perché Roger e Rafa sono lì a dipingere il loro tramonto, mentre l’ultimo dominatore della racchetta e numero uno al mondo dovrà vedersela con il rampantismo di chi vuole buttarlo giù dall’Olimpo. In questo senso le Finals Atp - torneo magnificamente barocco che incornicia l’opulenza di una...

di Paolo Franci

Siamo di fronte, forse, ai titoli di coda di un’era della racchetta senza precedenti. Quella dominata dalla Big Three o dai Fab Three, se preferite. Perché Roger e Rafa sono lì a dipingere il loro tramonto, mentre l’ultimo dominatore della racchetta e numero uno al mondo dovrà vedersela con il rampantismo di chi vuole buttarlo giù dall’Olimpo.

In questo senso le Finals Atp - torneo magnificamente barocco che incornicia l’opulenza di una stagione in otto straordinari tennisti, mettendoli l’uno contro l’altro in stile girone calcistico - rappresentano, se non un punto di svolta, un interessante messa in campo del concetto di ’uno contro tutti’. Cioè, Nole contro tutti. È poì quello che è accaduto sul ring di New York quando gli sfidanti si susseguivano nel tentativo di spezzargli il sogno Slam, sfumato poi contro Medvedev, che sarà in campo nella ’prima’ torinese di queste Finals. Il Grande Dittatore sarà lo stato di forma dei giocatori, è chiaro, fattore che spesso supera quello del pedigree tennistisco. In soldoni, qui vince chi è in palla, non chi è re per diritto di risultati. A braccare Nole ci saranno i vincitori delle ultime tre edizioni. Il ’maledetto’ Medvedev (alle 14 contro Hurkacz) che ha vinto lo scorso anno in finale contro Thiem. Eppoi Stefanos Tsitsipas trionfatore nel 2019 ancora contro l’austriaco. E Alexander Zverev che a soli 21 anni liquidò in due set proprio sua maestà Nole Djokovic. A proposito, The Djoker le Finals le ha vinte cinque volte, nell’ultima edizione giocata a Shangai (2008) contro Davydenko e poi tra il 2012 e il 2015 a Londra battendo per ben tre volte Federer e una (2013) Nadal.

C’è soprattutto il nostro Matteo Berrettini, numero 7 del mondo e vicecampione in carica di Wimbledon, alle 21 contro Zverev. Ci sarebbe stato anche Sinner, se avesse chiuso bene il finale di stagione e se le macumbe italiane avessero colpito Tsitsipas, dato per infortunato (ma va) al braccio e colpito da chissà quante altre patologie. L’altoatesino è infatti la prima riserva del torneo. Ma soprattutto, per la prima volta le Finals sono solo europee: tra gli uomini ci sono due russi, un tedesco, un greco, un italiano, un polacco e un norvegese. Per la versione WTA due ceche, due spagnole, una bielorussa, una greca, una polacca e una estone.