di Paolo Grilli Giocare la semifinale di Wimbledon da favorito. Non è un sogno di una notte di mezza estate per Matteo Berrettini, ma la sfavillante realtà che il gigante romano si troverà a vivere oggi, alle 14.30 italiane, sul campo centrale dell’All England Lawn Tennis and Croquet Club, quello che dal 1877 raduna per un torneo i migliori del mondo. Siamo nella storia, da qualunque parte la si guardi. Matteo, dopo aver eguagliato Pietrangeli che qui arrivò come lui in semifinale nel 1960, volando in finale si metterebbe alle spalle...

di Paolo Grilli

Giocare la semifinale di Wimbledon da favorito. Non è un sogno di una notte di mezza estate per Matteo Berrettini, ma la sfavillante realtà che il gigante romano si troverà a vivere oggi, alle 14.30 italiane, sul campo centrale dell’All England Lawn Tennis and Croquet Club, quello che dal 1877 raduna per un torneo i migliori del mondo. Siamo nella storia, da qualunque parte la si guardi. Matteo, dopo aver eguagliato Pietrangeli che qui arrivò come lui in semifinale nel 1960, volando in finale si metterebbe alle spalle tutti i miti azzurri.

Di fronte avrà uno tosto, ma non potrebbe essere altrimenti, visto il livello di cui si parla: Hubert Hurkacz, altro colosso, vegano, uno non ancora nell’Olimpo della racchetta ma pur sempre capace, sull’erba inglese, di buttare fuori Re Federer e Medvedev oltre al nostro Lorenzo Musetti al primo turno.

I precedenti dicono 1-1: Berrettini vinse in due set nelle qualficazioni dell’Australian Open 2018, il polacco si vendicò l’anno dopo al Masters 1000 di Miami. Quel che conta, però, è il cammino impressionante del capitolino sin qui a Wimbledon, tale da assegnargli i favori del pronostico. Fresco vincitore al Queen’s, Matteo ha bruciato l’erba attorno ai suoi avversari col suo servizio potentissimo e il dritto devastante, e li ha sfiniti con un gioco molto vario tra smorzate e discese a rete. Ha dispiegato un gioco consapevole e complesso, supportato da una convinzione che mai aveva avuto in tutta la sua carriera. Letteralmente, Berrettini non ha più paura di nessuno, e il suo tennis è più maturo e resistente rispetto a quello che due anni fa gli consentì di raggiungere la sua prima semifinale in un Major, quella all’Us Open che lo vide cedere a Nadal.

Sia lui che Hurkacz hanno lasciato per strada un solo set nel torneo, e del polacco c’è semmai da temere la solidità nei momenti che contano. E’ uno freddo, che non si lascia condizionare dall’importanza del contesto. Ha infatti vinto le tre finali giocate sin qui in carriera, tra cui l’ultima contro Jannik Sinner a Miami in aprile. L’exploit a Wimbledon gli consentirà già di salire fino alla posizione 11 dell’Atp, rimanendo comunque dietro al numero uno azzurro.

Dopo la partita di Berrettini, il numero uno del mondo Novak Djokovic, favorito indiscusso, se la vedrà con il canadese Shapovalov, testa di serie numero 10, per cercare di strappare l’altro posto in finale. Sull’erba di sua maestà vanno, intanto, avanti, anche gli altri tabelloni: in campo femminile la finale sarà fra l’australiana Barty, numero uno del mondo e e la ceca Pliskova. È finita, invece, l’avventura in doppio di Simone Bolelli che in compia con Rodriguez, si è arreso in semifinale a Zeballos e Granollers.