Egan Bernal, colombiano di 24 anni, nel 2019 aveva vinto anche il Tour de France
Egan Bernal, colombiano di 24 anni, nel 2019 aveva vinto anche il Tour de France
di Angelo Costa C’è una Milano che si spacca in due davanti al Duomo: metà sventola bandiere colombiane per Egan Bernal, l’altra metà festeggia l’Italia che va a segno per la settima volta. Ovviamente con Pippo Ganna, uno di quelli che vince le tappe dopo aver aiutato i suoi capitani a conquistare il Giro: è sua anche la seconda crono di questa edizione, come già quella d’apertura a Torino, la quinta consecutiva in due partecipazioni, meglio di quanto non fosse riuscito quarant’anni fa a Moser. Non c’è altro da aggiungere. E’ un...

di Angelo Costa

C’è una Milano che si spacca in due davanti al Duomo: metà sventola bandiere colombiane per Egan Bernal, l’altra metà festeggia l’Italia che va a segno per la settima volta. Ovviamente con Pippo Ganna, uno di quelli che vince le tappe dopo aver aiutato i suoi capitani a conquistare il Giro: è sua anche la seconda crono di questa edizione, come già quella d’apertura a Torino, la quinta consecutiva in due partecipazioni, meglio di quanto non fosse riuscito quarant’anni fa a Moser. Non c’è altro da aggiungere.

E’ un gran finale, per la corazzata Ineos che sparecchia l’intero tavolo con il miglior cronoman al mondo e il ritrovato campione dei giri, e anche per l’Italia, perché se Ganna è una garanzia Bernal è un figlio adottivo, cresciuto fra Sicilia e Piemonte, terre alle quali è ancora legatissimo. E’ un epilogo previsto perché quando c’è di mezzo il tempo sembra non esserci storia: sui trenta chilometri piatti da Senago alla città, nessuno ferma il missile di Verbania, nemmeno una foratura nel finale che gli fa perdere una quindicina di secondi, il tempo di un pit stop degno della Formula Uno. Dev’essere il copione di giornata, perché neanche ai suoi diretti avversari gira benissimo: Cavagna si schianta contro le transenne in una curva secca ma riesce a ripartire subito, il quasi cognato Sobrero viene frenato da un ingorgo di ammiraglie sulla strada quando sta per concludere la prova.

"Due giri su due vinti con i miei capitani, mi sento un portafortuna. Egan ha concluso uno stupendo lavoro di squadra, iniziato fin dalla prima settimana: un anno fa alla fine non mi sentivo stanco, stavolta non è così", dice Ganna, che adesso giustamente tirerà il fiato prima di passare al secondo capitolo della sua stagione: lo attendono i Giochi, col quartetto in pista e, naturalmente, con la crono.

Come previsto è Ganna a chiudere il Giro che ha in copertina il secondo colombiano, dopo Quintana, Egan Bernal, che dimenticando i guai alla schiena ha tenuto i rivali a debita distanza: c’è la consapevolezza di esser tornato quello di prima nell’urlo che lancia sotto il traguardo, tagliato a braccia alzate, prima di sciogliersi in un lungo bacio con la fidanzata Maria Fernanda che lo aspetta. "Non trovo le parole, fatico a credere di aver vinto il Giro, la corsa più bella del mondo nel Paese più bello, dopo i due anni che ho passato. Mi porto dentro emozioni particolari, questa maglia rosa è speciale, è bella portarla, io l’ho fatto provando a dare spettacolo: sono fatto così, è il ciclismo che mi piace e avere la libertà di correre così mi aiuta a rendere il massimo". Aiuta a conquistare un Giro che, grazie a un vincitore di questo valore, acquista maggior pregio.