Una delle passioni di Charles Leclerc: il pianoforte. Tra le altre, il paddle in cui si cimenta spesso con lo stesso Sainz
Una delle passioni di Charles Leclerc: il pianoforte. Tra le altre, il paddle in cui si cimenta spesso con lo stesso Sainz
di Leo Turrini Il vero nemico di Carletto non è Lewis Hamilton. E nemmeno Max Verstappen. Nossignore: il nemico di Leclerc si chiama frustrazione. Dico, proviamo a metterci nei suoi panni, i panni del Principe di Monaco. Sin dai tempi del debutto in F1, a bordo dell’Alfa Sauber, tutti giustamente a dire che era arrivato il Predestinato. The Chosen One, per usare il linguaggio di Guerre Stellari. E non si trattava di una affermazione esagerata: il ragazzo aveva già manifestato un talento enorme nelle categorie minori. Alla fine del 2018, era arrivata la...

di Leo Turrini

Il vero nemico di Carletto non è Lewis Hamilton. E nemmeno Max Verstappen. Nossignore: il nemico di Leclerc si chiama frustrazione.

Dico, proviamo a metterci nei suoi panni, i panni del Principe di Monaco. Sin dai tempi del debutto in F1, a bordo dell’Alfa Sauber, tutti giustamente a dire che era arrivato il Predestinato. The Chosen One, per usare il linguaggio di Guerre Stellari. E non si trattava di una affermazione esagerata: il ragazzo aveva già manifestato un talento enorme nelle categorie minori.

Alla fine del 2018, era arrivata la chiamata della Ferrari, logica conseguenza di un investimento attivato da Maranello sin da quando Carletto era minorenne e fu inserito nella Accademia dei baby drivers.

Poiché la Rossa, proprio nel 2018, aveva creato più di un problema alla Mercedes, non era follia immaginare un Leclerc subito in lizza per il mondiale.

Ora siamo nel 2021. Introdotto dal monegasco con una frase onestissima. Questa: "Non credo che la Ferrari possa puntare al titolo".

Sia chiaro: della situazione creatasi a Maranello, il giovanotto è vittima, mica colpevole. Nel 2019, quando il mitico e misterioso super motore aveva messo le ali al Cavallino, un entusiasmante Leclerc ha battuto Hamilton a Spa e a Monza, trasformandosi meritatamente nell’idolo di un popolo. Solo che.

Solo che poi, puff!, il mitico e misterioso super motore della Rossa è sparito. Meglio: è stato fatto sparire dalla federazione internazionale. E per Carletto è iniziata la discesa agli inferi.

Nel 2020, lui poteva inventarsi qualunque miracolo in qualifica. Però in gara sul dritto lo sorpassavano tutti. Un incubo per un pilota che sa di valere quanto i primi della classe.

È vero, pur in un contesto da depressione totale Leclerc ha stravinto il duello in famiglia con Seb Vettel. Lo stesso tedesco ha sportivamente preso atto della supremazia del compagno, congedandosi dall’Italia con parole schiette: "Charles è più veloce di me, il futuro della Formula Uno gli appartiene".

Giusto, solo che così torniamo al punto di partenza. Alla frustrazione. Che potremmo tradurre in una domanda: quando la Ferrari darà a Leclerc una macchina all’altezza della sua classe?

Leclerc ha un contratto con la Ferrari a lungo termine. A tutti gli effetti, è il simbolo della Scuderia. Il leader. Ha vinto appena due Gran Premi in carriera, ma non deve dimostrare più nulla.

Il rischio, un rischio che non sfugge a chi come lui ha studiato la storia dell’automobilismo, è una replica del caso Alesi. Giovannino fu ferrarista dal 1991 al 1995. La gente lo adorava, lui dava sempre l’anima. Ma non ebbe mai la vettura buona.

Il sogno si chiama, ovviamente, Schumi. Che aspettò cinque anni, prima di centrare l’obiettivo iridato con la Rossa.

Leclerc sta per inaugurare la terza stagione in groppa al Cavallino. Avrà pazienza?