Giuseppe Tassi

Ecco l’Inter che piace a tutti. Ai ‘giochisti’ e ai ‘risultatisti’, agli esteti e agli integralisti del contropiede. Con un pezzo di scudetto sulle maglie (+ 4 sul Milan di nuovo scalpitante con Kessie e +7 sul Napoli battuto in casa dallo Spezia), Inzaghi si gode il suo piccolo miracolo tecnico.

A metà dell’opera ha già fatto meglio di Conte: primo in campionato e qualificato agli ottavi di Champions, senza Lukaku e Hakimi, simboli dell’ ultimo scudetto.

Ma c’è di più perché dopo il prevedibile rodaggio la sua Inter ha innestato una marcia irresistibile e da sei partite non subisce gol. Simone l’Elegante ha registrato la difesa, ma soprattutto ha dato personalità e sicurezza al centrocampo. Il miglior Brozovic della storia, il rinato Calhanoglu e l’assatanato Barella (ieri assente) formano un reparto solido, duttile e a tratti geniale.

È il cuore di una macchina da gioco che esalta il lavoro delle punte (Dzeko, grande acquisto e Lautaro) e gli inserimenti di Dumfries, autore del gol che liquida un Toro intenso e generoso.

Inzaghi sa fondere la concretezza con un gioco di alta qualità, pieno di soluzioni e variabili. È un’Inter che gioca a folate ma sa anche congelare la palla quando serve. Difficile per Milan e Napoli intaccare questo primato. Solo il doppio impegno prolungato campionatoChampions potrebbe far saltare i meccanismi di questa Inter solida e seducente. E riaprire i giochi dello scudetto.