Marco Belinelli (AFP)
Marco Belinelli (AFP)

Minneapolis (Stati Uniti), 24 marzo 2016 - Buon compleanno, Beli. Gli auguri, dall’Italia, arrivano con un giorno d’anticipo. Per Marco, dal luglio scorso guardia dei Sacramento Kings, quella che si sta per concludere, è la peggiore stagione nella Nba degli ultimi tempi. Ma lui, con quella determinazione che gli ha permesso di essere il primo (e unico) italiano a vincere un titolo Nba, prova a vedere positivo.
Belinelli: a 10 anni sognava la Nba. A 20 accarezzava il sogno. E, domani, a 30?
«E’ la Nba della maturità. Anche se, guardando indietro, devo dire che è passato tutto in un attimo. Gli anni volano, ma il sogno continua. Perché giocare qua resta qualcosa di straordinario. Anche se...».
Anche se?
«Quella che si sta per concludere è stata una stagione pesante. Siamo partiti male, abbiamo proseguito peggio. Mancano undici partite alla fine. Abbiamo mancato i playoff. Non vedo l’ora di staccare la spina. Un paio di settimane a Miami, poi torno nella mia San Giovanni in Persiceto. Così ritrovo gli affetti e la spinta per le Olimpiadi, l’unica cosa che mi manca in carriera».
Sentire un innamorato del basket, qual è lei, parlare di staccare la spina fa un certo effetto.
«A Chicago prima e San Antonio dopo, ho toccato il massimo. Non rinnego la scelta fatta in estate: sapevo che a fronte di un contratto economicamente migliore, avrei trovato una situazione diversa. Le difficoltà non mi hanno mai spaventato. Ero pronto a tutto, ma non pensavo che ci fossero tutti questi problemi. Anche i fischi. Siamo stati poco squadra, poco reattivi. Poco tutto».
Il futuro?
«Chi lo sa. Ho sottoscritto un accordo triennale con i Kings. Ce ne sono ancora due, vediamo».
Giocare ancora per i playoff e magari per la conquista di un altro anello...
«Mi piace vincere. Mi piace l’organizzazione. Vorrei gustare ancora quell’adrenalina che solo i playoff ti garantiscono. Vedremo cosa succederà in estate, se ci saranno cambiamenti. Ora sento il bisogno di staccare. E’ stata un’annata pesante dal punto di vista mentale».
Stanco da un lato...
«Carico dall’altro. Abbiamo il preolimpico con l’Italia».
Come immagina le Olimpiadi?
«Qualcosa di bellissimo. Non ho mai partecipato ai Giochi. Ma ai tempi della Fortitudo ascoltavo, ammirato, i racconti di Basile e Pozzecco. E’ venuto il momento di affrontare certe esperienze in prima persona».
Ottimista?
«Abbiamo il preolimpico in casa, a Torino, è un bel vantaggio».
Si è sentito con il ct Messina?
«Sì, spesso. Ettore mi è stato vicino».
Lei, però, è l’unico che gioca. Bargnani è fermo, Gallinari è alle prese con un infortunio alla caviglia.
«Ho parlato con il Mago. L’ho visto carico. Lo rivedremo deciso al preolimpico. Il Gallo è una sicurezza. Non sarà facile, ma vogliamo andare ai Giochi».
Senta, ma domani come festeggia?
«La prima a farmi gli auguri sarà la mamma. Poi qua c’è mio fratello Umberto. Festa a tavola».
E qualche piatto dall’Italia?
«Mamma Iole è già al lavoro, ne sono sicuro. Però mi toglierò la voglia solo quando rientrerò nella mia San Giovanni in Persiceto, a fine aprile».
Tiriamo le somme.
«Una brutta annata. Non sono migliorato sotto il profilo tecnico. Ma dal punto di vista caratteriale sono ancora più forte. E sulla tecnica, comunque, sono sicuro. Telefono al mio coach di riferimento, Marco Sanguettoli e riprendiamo con il lavoro individuale. Prima, però, fatemi staccare la spina».
Per tornare a essere il Belinelli di sempre. Un ragazzo, anzi, un uomo di trent’anni, profondamente innamorato di un gioco chiamato pallacanestro.