Stefano Pioli, 56 anni, sta guidando il Milan in vetta al campionatodi serie A dopo averlo portato in Champions nella stagione passata
Stefano Pioli, 56 anni, sta guidando il Milan in vetta al campionatodi serie A dopo averlo portato in Champions nella stagione passata
di Luca Talotta Più che la casa del Milan, la casa di Olivier. Con quella maglia numero 9 sulle spalle, la stessa che ha portato più bassi che alti a chi l’ha indossata dopo Pippo Inzaghi, Giroud continua a segnare. Ma esclusivamente a San Siro, suo terreno di caccia prediletto. Dopo le due reti al Cagliari al debutto a Milano e la rete nel 3-2 al Verona, ecco quella al Torino. Tre gare a San Siro, tre vittorie del Milan e quattro reti per il centravanti transalpino, secondo giocatore del Milan nell’era dei tre punti a segnare in tutte le sue prime tre presenze casalinghe di Serie A, dopo Mario Balotelli...

di Luca Talotta

Più che la casa del Milan, la casa di Olivier. Con quella maglia numero 9 sulle spalle, la stessa che ha portato più bassi che alti a chi l’ha indossata dopo Pippo Inzaghi, Giroud continua a segnare. Ma esclusivamente a San Siro, suo terreno di caccia prediletto. Dopo le due reti al Cagliari al debutto a Milano e la rete nel 3-2 al Verona, ecco quella al Torino. Tre gare a San Siro, tre vittorie del Milan e quattro reti per il centravanti transalpino, secondo giocatore del Milan nell’era dei tre punti a segnare in tutte le sue prime tre presenze casalinghe di Serie A, dopo Mario Balotelli nell’ormai lontano 2013.

Sperando che il paragone sia solo statistico e che Giroud possa dare qualcosa in più rispetto al fu SuperMario. Di certo ieri non ha fatto rimpiangere l’assenza di Ibrahimovic (solo cinque minuti scarsi per lo svedese nel finale) e ora mette in seria difficoltà Pioli nelle scelte che andranno fatte da qui in avanti. Perché se è vero che il gol è stato quasi inaspettato, nato da una palla ferma (angolo di Tonali) su un colpo di testa verso la porta tramutatosi magistralmente in assist (di Krunic), è altrettanto vero che il movimento ad aggirare Singo è stato quello del campione, abile a liberarsi della marcatura avversaria e sfruttare quel poco spazio utile per concludere a rete. Una giocata che dalle parti della Milano rossonera non si vedeva da parecchio tempo.

E ora Pioli chi sceglierà tra Giroud e Ibrahimovic? Chi mandare in campo, ad esempio, domenica sera all’Olimpico nel big match contro la Roma? E mercoledì 3 novembre contro il Porto? Per non parlare del derby del 7 novembre, che chiuderà il trittico di fuoco dei rossoneri prima della pausa per le nazionali. Tre partite decisive, dove da una parte ci sarà da rispedire ancora più indietro chi, ad oggi, gravita al quarto posto in classifica, ultimo per la qualificazione in Champions League (la Roma); dall’altra bisognerà vincere per rimanere ancora legati alla qualificazione agli ottavi di Champions League. E poi il derby, partita a sé. Un passo alla volta però. Prima c’è da capire cosa sia successo ieri a San Siro. Perché vanno bene i tre punti, ma questo Milan non ha mai tirato in porta. Rischiando, anzi, più volte il gol del pareggio del Torino soprattutto nella ripresa. Le assenze sono sempre tante (Maignan, Brahim Diaz, Messias, Florenzi, Plizzari, Rebic) ma questo non giustifica il fatto che i rossoneri non abbiano mai concluso e che, anzi, nel secondo tempo si siano visti graziati dai vari Belotti (prestazione pessima la sua), Pobega, Sanabria (ottimo Tatarusanu) e Praet, che a cinque minuti dalla fine ha colto una clamorosa traversa su leggera deviazione di Tomori. Pioli dovrà ora cercare di capire questo stato involutivo del suo Milan, ma lo farà dall’alto di numeri spettacolari: 28 punti in classifica, nove vittorie e un pareggio e un vantaggio sulla quinta in classifica già di 13 punti. Nell’attesa di sapere cosa farà il Napoli al ‘Maradona’, il Diavolo si gode un’altra notte da prima della classe. Capace di vincere anche senza tirare in porta.