MIchael Bramos (LaPresse)
MIchael Bramos (LaPresse)

Venezia, 22 giugno 2019 – L’Umana Reyer Venezia cala il poker vincendo il quarto scudetto della sua storia (il secondo nelle ultime tre stagioni) dopo aver battuto con un perentorio 87-61 la Dinamo Banco di Sardegna Sassari. I lagunari sono stati bravi a resettare tutto dopo il ko patito due giorni fa in terra sarda e a raccogliere tutte le residue energie per liberarle nell’ultima sfida (la diciassettesima in poco più di un mese) di una delle più belle e intense finali scudetto della storia recente. Un ultimo atto dominato sul piano dell’intensità e del ritmo dalla Reyer che ha saputo neutralizzare tutte le principali armi di Sassari, tenendola ben al di sotto dei 70 punti e concedendole soltanto il 34% da due (12/35) e il 31% da tre. In attacco, invece, un ruolo determinante per Venezia lo ha giocato lo straripante Michael Bramos che nel terzo quarto si è letteralmente scatenato mandando a bersaglio 17 dei suoi 22 punti totali e dando la spallata decisiva. Più che positivo però, tra i lagunari, anche l’apporto fornito da MarQuez Haynes (21 punti) e da Austin Daye, nominato MVP delle finali. Niente da fare quindi per la Dinamo che questa sera non è riuscita a sfruttare la forza del suo gioco interno e ad innescare alcuni giocatori chiave come Jack Cooley, Dyshawn Pierre, Jaime Smith e Tyrus McGee. 


L’aggressività difensiva segna il buon avvio di gara della Reyer che nelle prime azioni contiene con buoni risultati i portatori di palla della Dinamo e sporca le loro linee di passaggio. Anche in attacco le cose funzionano bene per Venezia che riesce a trovare il bersaglio con continuità grazie a Vidmar e a un Hynes caldissimo dalla lunga distanza (14-7). Pronta arriva però la replica di Sassari che si affida alla verve dell’ex orogranata McGee per alzare i ritmi e riportare la Dinamo a contatto (14-12). I sardi mancano in più occasioni il canestro del pareggio e così, dopo un digiuno prolungato di entrambe le squadre, De Nicolao rompe il ghiaccio e sigla in rovesciata il 16-12 di fine primo quarto. Comincia bene anche la seconda frazione per la Reyer che grazie a Daye pesca dal cilindro la bomba che rispedisce a -7 la Dinamo (19-12) e dà il via una battaglia dall’arco a cui partecipano anche Thomas, De Nicolao, Bramos e Smith che con due siluri ravvicinati tiene aggrappati al match i sardi (27-24 a 4’47” dall’intervallo lungo). L’intensità è altissima e il primo a farne le spese è Vidmar che commette anzitempo il suo terzo fallo; una penalità che lo costringe di fatto ad abbandonare, furente, il parquet. Pur restando senza il suo totem, però, Venezia continua a controllare i ritmi di gara e a proteggere l’area dalle incursioni degli avversari (2/6 da due per Sassari nella frazione), riuscendo così ad allungare l’elastico del vantaggio, trascinata da Bramos, Daye e Stone (37-28). Un +9 che i veneziani si portano negli spogliatoi (39-30) nonostante il problema rappresentato dai tanti falli commessi (anche Mazzola arriva a tre personali).

Al ritorno in campo la Reyer tiene dritta la barra del timone e dà un'altra spallata al match grazie ad un devastante Bramos che firma tutti i primi 11 punti del quarto degli orogranata che schizzano a +18 in un amen (50-32). Una fiammata che accende in maniera decisiva i lagunari che, nonostante un tecnico fischiato poco più tardi allo stesso Bramos, prendono sempre più fiducia e, canestro dopo canestro, alzano l’asticella del disavanzo fino a toccare l’apice sul 60-38. Carter dalla lunga tampona la ferita sassarese e lancia la volata di fine terzo quarto in cui Sassari riesce a rientrare a -18 prima di subire altri da punti da un glaciale Bramos che chiude la frazione con un tre su tre in lunetta che vale il 69-47 a 10’ dalla fine. Dopo essere sprofondata persino a -24 agli albori della quarta porzione di gara, Sassari abbozza un nuovo tentativo di rimonta facendosi trascinare dall’entusiasmo e dalle stilettate di Spissu. Quando però il numero 0 è costretto ad abbandonare il campo dopo aver commesso il proprio quinto fallo, le speranze di Sassari si spengono definitivamente lasciando spazio alla festa della Reyer che negli ultimi 5’ di gara inserisce il pilota automatico e mette le mani sul suo quarto scudetto.