Rodman e Kim Jong-un (ANSA)
Rodman e Kim Jong-un (ANSA)

Chicago (Stati Uniti), 12 maggio 2020 – Da sempre sinonimo di genio e sregolatezza, Dennis Rodman è stato senza dubbio anche una delle principali icone dei Chicago Bulls che negli anni ’90 hanno scritto una sensazionale pagina della storia della Nba. Il cinque volte campione Nba, in un podcast registrato in compagnia dell’ex pugile Mike Tyson ha raccontato del suo primo viaggio in Corea del Nord in compagnia degli Harlem Globettroters: “Quando mi dissero che sarei dovuto andare in Corea del Nord pensai che avrei dovuto giocare solo alcune partite e firmare autografi. Arrivai là e fui accolto con il tappeto rosso e da circa ottanta persone che mi chiesero se fossi felice di essere lì.”

A dir poco curioso anche il primo incontro con il leader nordcoreano Kim Jong-un: “Alla prima partita degli Harlem non giocai e alcune persone mi vennero incontro chiedendomi di seguirle. Mi spaventai un po’ e credetti che mi volessero arrestare. Allora mi avvicinai ad uno dei troni che erano posti in prima fila e partì una grande ovazione. Pensai che fosse per me e mi dissero che invece l’applauso era per il loro leader ma io non sapevo chi fosse. Poi lo conobbi e mi disse che apprezzava la mia compagnia”. La serata poi continuò fino ad arrivare ad un finale per certi versi “movimentato”: “Mi disse che avrebbe voluto continuare la serata con me. A cenna esagerammo con l’alcool e lui si mise a cantare. Anche io ero decisamente ubriaco e non avevo la minima idea di cosa stesse cantando, sembrava la sigla di Dallas”. Da allora tra i due è nata una grande amicizia nonostante un curioso retroscena: “Ci sentivamo spesso ma non parlavamo di politica. Quando andai là regalai alla figlia che aveva circa sei mesi una mia maglietta. Mi trattavano come uno di famiglia ma rientrato negli USA mi accorsi che controllavano il mio telefono. Da allora uso un cellulare vecchio modello e sto molto più attento”