Kevin Durant (LaPresse)

Houston (Stati Uniti), 15 maggio 2018 – Da molti addetti ai lavori e non solo la finale di Western Conference tra Houston Rockets e Golden State Warriors è stata descritta come la vera finale NBA di questa stagione, per la maggior competitività, fisicità e qualità che si è vista sulla costa Ovest durante la regular season. A giudicare da come è finito il primo atto, la previsione sopra citata potrebbe anche rivelarsi pienamente azzeccata: al Toyota Center infatti è andato scena poche ore fa un match di rara intensità e spettacolarità, che è finito dritto nelle mani dei Golden State Warriors che, tirando con percentuali irreali (52.5% dal campo e 39% da tre) hanno portato a casa un 119-106 finale che ha subito fatto saltare il fattore campo nella serie. Tra i protagonisti più attesi della vigilia c’erano ovviamente i due ex compagni Kevin Durant e James Harden che, come da pronostico, non hanno tradito le attese in loro riposte e sono stati i fari delle franchigie che rappresentano chiudendo rispettivamente con un bottino di 37 e 41 punti.

Dopo qualche scintilla iniziale tra il “Barba” Harden e Draymond Green, il match ha spiccato il volo restando comunque in perfetto equilibrio fino al suono della seconda sirena che ha mandato tutti negli spogliatoi sul 56 pari. Nella terza frazione però il numero 35 dei Warriors ha preso la situazione in mano siglando altri 13 punti (tanti quanti quelli segnati nella prima frazione) e portando i californiani al +7. A completare l’opera e ad assestare la spallata che ha definitivamente messo ko i Rockets è stato poi Klay Thompson (28 punti con 9/18 al tiro) che ha segnato due bombe pesantissime nel parziale di 13-4 che nelle prime battute del quarto conclusivo ha portato i Warriors definitivamente oltre la doppia cifra di vantaggio.