Oakland (Stati Uniti), 14 giugno 2019 – I Toronto Raptors riscrivono la storia e mandano in pensione la Oracle Arena festeggiando nell'ormai ex casa dei Golden State Warriors (dal prossimo anno si trasferiranno in un nuovo impianto appena costruito) la vittoria del loro primo titolo NBA. Al termine di una gara 6 e più in generale di una finale che resterà per sempre scolpita negli annali della pallacanestro, la franchigia canadese ha infatti sconfitto i californiani 114-110, mettendo a segno il punto del definitivo 4-2 nella serie e alzando al cielo il Larry O’Brien Trophy. Si completa così la missione di Kawhi Leonard – nominato per la seconda volta in carriera MVP delle Finals (ha viaggiato a 28.5 punti, 9.8 rimbalzi e 4.2 assist di media nella serie) dopo aver dimostrato di essere il più forte giocatore NBA del momento – che l’estate scorsa aveva deciso, non senza scatenare un polverone, di lasciare i San Antonio Spurs per accettare la sfida di portare al successo i Toronto Raptors che erano agli albori di un ambizioso ciclo targato Ujiri-Nurse. Successo che ha trovato anche Sergio Scariolo, il quale, al suo primo anno da assistente allenatore in NBA, è riuscito a diventare il secondo italiano dopo Marco Belinelli a mettersi al dito l’anello di campione. Su questo primo, storico titolo vinto dai canadesi, ci sono però anche i preziosi sigilli di Fred Van Vleet (22 punti e 5/11 da tre), Kyle Lowry e Pascal Siakam (26 punti a testa) che questa notte, così come in tutta la serie, hanno recitato un ruolo da assoluti protagonisti. Sfuma invece il “threepeat” dei Golden State Warriors, arrivati forse con la spia della riserva accesa a questo ultimo appuntamento e senza una pedina fondamentale come Kevin Durant, messo ko dalla rottura del tendine d’Achille lunedì notte. Come se non bastasse, poi, gli Warriors hanno dovuto fare i conti con la sfortuna anche in gara 6, visto che, a 2’22” dal termine del terzo quarto, un Klay Thompson fino a quel momento sontuoso (30 punti con 8/12 dal campo e 10/10 ai liberi) è stato costretto a lasciare il campo per un grave problema al ginocchio sinistro. Due stelle, Thompson e Durant, che tra qualche settimana potrebbero mettere fine ad uno dei cicli più vincenti della storia NBA, lasciando la casacca dei Golden State Warriors che ripartiranno in ogni caso dalla certezza Steph Curry, che in questa gara 6 è però andato a corrente alternata (21 punti con 6/17 dal campo). Ai californiani, che hanno cercato

Un infuocato Kyle Lowry cerca subito di dare la propria impronta al match, caricandosi la squadra sulle spalle e siglando i primi 11 punti dei canadesi (15 per lui dopo 12’), partiti con un confortante 11-2. Dall’altra parte Looney e Iguodala riescono però a tamponare prontamente la ferita con la loro energia e, quando si accende anche Klay Thompson, gli Warriors si rimettono definitivamente in carreggiata chiudendo, nonostante le impressionanti percentuali dall’arco dei canadesi (7/14 da tre nel primo quarto), la frazione d’apertura con un solo punto di svantaggio (32-33). Il duello va avanti anche in una seconda frazione in cui i sorpassi e controsorpassi si susseguono sostanzialmente senza interruzione (ben 14 nei 24’ iniziali). L’ultimo dei quali lo firmano prima della pausa lunga Ibaka, Lowry e Leonard, che mandano i Raptors negli spogliatoi a +3 (57-60). Al rientro in campo le cose rischiano di complicarsi seriamente per Golden State visto che uno Steph Curry piuttosto nervoso brucia tre falli personali in meno di tre minuti. Fortunatamente per i californiani, però, anche Leonard e Lowry commettono la loro quarta penalità con largo anticipo, costringendo coach Nurse a correre ai ripari. Con le due bocche da fuoco più pericolose dei canadesi messe fuorigioco, Golden State ha campo libero per squadernare la propria pallacanestro e dare una spallata al match. Al culmine di un break di 14-4, infatti, i gialloblu azzerano un – 6 strappando ai Raptors l’inerzia del match (80-76). Sul più bello, però, la sfortuna torna a fare capolino al cospetto dei campioni in carica: a 2’22” dall’ultima sirena, infatti, Klay Thompson viene fermato con le maniere forti da Danny Green e cade rovinosamente a terra dopo aver fallito una schiacciata. Il ginocchio sinistro del numero 11 di Golden State si gira in maniera innaturale (gli esami di fine gara riveleranno la lesione del legamento crociato) e la Oracle Arena resta con il fiato sospeso. Dopo qualche secondo Thompson si rialza e viene portato a braccio dai compagni verso gli spogliatoi. A metà del tunnel, però, il giocatore fa un clamoroso dietrofront e rientra in campo per tirare i liberi guadagnati. Li segna e poi è costretto ad arrendersi al dolore e ad uscire dal campo. Un duro contraccolpo per Golden State che, nonostante un Iguodala mai domo, perde lo smalto acquisito. Toronto dal canto suo comincia a credere all’impresa e, sorniona, resta attaccata ai gialloblu, sfruttando la sua difesa "box and one" e piazzando la zampata vincente a meno di 4’ dal suono dell’ultima sirena: l’ennesima tripla di Van Vleet e i canestri di Ibaka e Lowry spingono infatti i Raptors a +6 (108-102(. Un solco che neppure i generosi tentativi di Cousins e Curry, che sbaglia la tripla del possibile overtime a 8” dalla fine, riescono a colmare.