Kevin Durant (LaPresse)
Kevin Durant (LaPresse)

New Orleans (Stati Uniti), 7 maggio 2018 - Sono bastate solo quarantotto ore ai Golden State Warriors per metabolizzare il ko subito in gara due delle semifinali playoff della Western Conference NBA contro i New Orleans Pelicans. Questa notte infatti, sempre allo Smoothie King Center di New Orleans, i campioni in carica hanno replicato ai Pelicans spazzandoli via con un perentorio 118-92 che permetterà ai californiani di provare a chiudere i conti alla Oracle Arena nella notte tra martedì e mercoledì. Protagonista assoluto di questo roboante successo dei Warriors è stato Kevin Durant che ha stravinto la sfida a distanza con Anthony Davis (26 punti e 12 rimbalzi) portando a casa un bottino di 38 punti, 9 rimbalzi e 5 assist. Proprio il fuoriclasse dei Warriors con il numero 35 sulle spalle, ha preso subito in mano la situazione in un primo quarto DOMINATO dagli ospiti che hanno martellato con grande costanza il canestro avversario chiudendo la frazione avanti 37-22. Nella seconda porzione del primo tempo la musica è un po’ cambiata e i Pelicans hanno provato a rifarsi sotto scalando la montagna del disavanzo fino a raggiungere il -7 dell’intevallo. Tanto è bastato per stuzzicare l’orgoglio dei Warriors che in uscita dagli spogliatoi, spinti oltre che da Durant anche da Steph Curry (23 punti) e Klay Thompson (13). hanno dato un’altra sgasata piazzando un ulteriore parziale 33.19 che li ha portati definitivamente verso la vittoria.

Un piede in finale ce l’hanno però anche gli Houston Rockets che si sono portati sul 3-1 nella semifinale giocata contro gli Utah Jazz, usciti sconfitti 100-87 da gara 4. Il motore che ha portato ancora una volta i texani alla vittoria è stato, manco a dirlo, il tandem composto da Chris Paul, autore di 27 punti e ben 12 rimbalzi, e da James Harden che di punti ne ha segnati 24 pur tirando con 8/22 da campo. Sotto canestro poi è stata più che positiva l’ennesima serata “in ufficio” di Clint Capela che ha chiuso con 12 punti e 15 rimbalzi. I texani hanno a lungo condotto ritmi e punteggi anche se i Jazz, almeno sul piano dei numeri, non hanno mai mollato, tanto da riuscire a tornare, grazie ai canestri di Mitchell, a -5 a 5’58” dalla fine. A mettere una pezza su una situazione che rischiava di diventare pericolosa ci hanno però pensato Capela e Ariza che hanno avviato la fuga definitiva dei Rockets.