Antetokounmpo (LaPresse)
Antetokounmpo (LaPresse)

Los Angeles (Stati Uniti), 25 giugno 2019 – La “notte degli Oscar NBA” si è tinta con i colori vivi della bandiera dell’Europa: alla cerimonia dei premi stagionali, che si è tenuta la scorsa notte a Los Angeles, sono stati infatti i giocatori provenienti dal “Vecchio Continente” a fare letteralmente incetta dei riconoscimenti più ambiti. A cominciare dal greco Giannis Antetokounmpo che ha alzato al cielo il premio più importante, il titolo di “MVP della stagione”. Un successo ottenuto sbaragliando la concorrenza: l’asso dei Milwaukee Bucks, che quest’anno ha viaggiato a 27.7 punti, 12.5 rimbalzi e 5.9 assist di media, ha infatti ricevuto 78 voti dei 101 disponibili e ha preceduto il vincitore dello scorso anno, James Harden, e Paul George. Il ventiquattrenne nativo di Atene è così diventato così il terzo MVP più giovane degli ultimi quarant’anni (dopo Derrick Rose e LeBron James), il secondo giocatore della storia dei Bucks a vincere questo premio dopo Jabbar ma soprattutto è riuscito a spezzare un’egemonia statunitense che durava da 11 anni. L’ultimo europeo ad essere stato votato come “miglior giocatore della stagione” è stato infatti Dirk Nowitzki nell’ormai lontano 2007.

“The Greek Freak” – come viene soprannominato Antetokounmpo – al momento della consegna del trofeo si è sciolto in un pianto di commozione: “In questo momento speciale vorrei ringraziare il mio papà che non è più con noi. Due anni fa quando se n’è andato ho iniziato a pensare che un giorno sarei diventato il miglior giocatore della lega e che avrei fatto tutto il possibile per raggiungere questo traguardo e per aiutare i miei compagni a vincere. Questo pensiero mi ha motivato ad impegnarmi di più in campo e mi ha fatto guardare avanti anche quando il mio corpo era in grosse difficoltà. Non posso non ringraziare anche i miei fratelli che sono i miei modelli di vita e infine un ringraziamento va alla mia straordinaria mamma che è la mia eroina”. Parla sloveno invece il premio di “miglior debuttante dell’anno” che è finito nelle mani di Luka Doncic che al suo primo anno tra i professionisti americani ha incantato le platee della NBA giocando con la sicurezza di un veterano e macinando record su record (ha chiuso con una media di 21 punti, 7.8 rimbalzi e 6 assist). Infine c'è stata gloria anche per Lou Williams (per la terza volta in carriera nominato “miglior sesto uomo”), Paskal Siakam (“giocatore più migliorato), Rudy Gobert (miglior difensore), John Horst (General Manager dei Bucks che ha vinto il premio di “dirigente dell’anno”), Mike Budenholzer (“miglior allenatore”) e per due leggende come Larry Bird e Magic Johnson che hanno ricevuto un premio alla carriera.