Oakland (California, Usa) 18 agosto 2018 - Amore eterno per quella che è a tutti gli effetti la sua seconda casa, o meglio, seconda pelle. Stephen Curry annuncia la sua volontà di giocare per il resto della sua carriera in Nba con la canotta dei Golden State Warriors con cui ha conquistato l’anello 2018 (oltre a quello nel 2017 e 2015) nella serie finale contro i Cleveland Cavaliers nello scorso mese di giugno. Curry è legato alla franchigia della California da un contratto fino al 2022 dal valore di duecentouno milioni di dollari. “Io amo la Baia Arena” dice il trentenne di Akron parlando in una intervista rilasciata al podcast di del giornalista Bill Simmons. “A Charlotte ci torno solo quando giochiamo contro gli Hornets o per il matrimonio di mia sorella. Direi che ci vado molto poco.” Nella Carolina del Nord ha giocato il papà Dell che ha così avvicinato lo stesso Steph a questo sport quando si dilettava a tirare nei pregara dei match degli Hornets.

In attesa di iniziare una nuova stagione il numero 30 dei californiani non perde occasione nel tenersi allenato: “Il mio corpo sta rispondendo in modo sorprendente in questo momento. Posso vedere quanto va avanti solo per essere pronto a suonare, e poi le estati devi gettare le fondamenta.” Incalzato su un episodio riguardante un battibecco avuto con Lebron James nel primo atto delle ultime Finals, Curry racconta la sua versione dei fatti: Fu un momento interessante. Mancava un minuto ed io stavo cercando di chiudere un possesso. Non ho visto LeBron arrivare dal lato debole e così sono andato per un comodo lay-up e lui mi ha stoppato. Poi mi ha lanciato un’occhiata aggiungendo due paroline. Gli ho risposto ‘Siamo a questo? Stiamo vincendo e tu ti preoccupi di stopparmi e fare la faccia cattiva?’ Poi dopo, Draymond Green e Tristan Thompson sono venuti a contatto ed io sono tornato da James: ‘Hai visto? Vogliamo che vada a finire così?”.