Kevin Durant (LaPresse)
Kevin Durant (LaPresse)

Charlotte (Stati Uniti), 18 febbraio 2019 – Alla fine i pronostici della vigilia sono stati rispettati e, pur essendo stato costretto a sudare e proverbiali sette camicie, il Team LeBron si è aggiudicato l’All Star Game NBA 2019 dopo aver sconfitto 178-164 il Team Giannis, capitanato dalla stella dei Milwaukee Bucks Antetokunmpo,  al termine di un match spettacolare e al tempo stesso decisamente più combattuto rispetto alle precedenti "partite delle stele". “King James” – che aveva a disposizione un vero e proprio “Dream Team” di cui facevano parte anche Kevin Durant, Kyrie Irving, James Harden, Kawhi Leonard e Klay Thompson (solo per citarne alcuni) – ha potuto giocare per l‘ultima volta con l’amico fraterno Dwyane Wade ma è stato protagonista di una gara per certi versi sottotono (ha segnato 19 punti con un pessimo 1/8 dalla lunga distanza) e allora ci ha dovuto pensare Kevin Durant a vestire i panni del protagonista e a portare la squadra al successo grazie ai 31 punti messi a segno (11 nel solo quarto quarto in cui ha tirato con 4/4 dal campo), che sono stati determinanti per cancellare il vantaggio di 20 punti acquisito da Antetkounmpo e soci nei primi 28 minuti di gara.

Questa straordinaria prestazione personale ha ovviamente condotto KD alla conquista del secondo titolo di MVP dell’Al Star game in carriera: “Non volevamo assolutamente perdere – ha spiegato il fuoriclasse dei Golden State Warriors – e sapevamo di avere in squadra una disponibilità di talento tale da poterci permettere di fare grandi cose. Ad un certo punto volevamo cambiare radicalmente le cose e per fortuna ci siamo riusciti. Il modo in cui abbiamo giocato nel terzo quarto ci ha permesso di dare la svolta alla gara. Mi sono davvero divertito molto in questi giorni passati assieme ai miei compagni e mi mancheranno”.