Ettore Messina (LaPresse)
Ettore Messina (LaPresse)

Milano, 19 maggio 2019 – Si è ufficialmente alzato il sipario sulla nuova era targata Ettore Messina in casa dell’Olimpia Milano che quest’oggi, alla presenza di bandiere del passato e del presente biancorosso come Sandro Gamba, Dan Peterson e Andrea Cinciarini, ha presentato il suo nuovo allenatore e “President of Basketball Operations”, una sorta coordinatore di tutte le operazioni dell’area sportiva del club. Dopo cinque anni passati alla corte di Gregg Popovich da assistente dei San Antonio Spurs, per Messina è arrivato forte e chiaro il richiamo dell’Europa e dell’Olimpia che per l'appunto gli ha affidato un ruolo di grande responsabilità, molto simile a quello degli allenatori-manager NBA: “Devo ringraziare il patron Armani e Dall’Orco per questa grande opportunità che mi hanno concesso – ha spiegato Messina –. Con Milano in precedenza non c’erano stati altri contatti, nonostante le voci che girano. Ho avuto solo qualche colloquio molto breve con Proli nel 2011. Dopo aver fatto per cinque anni l’assistente di Popovich ho sentito l’esigenza di tornare ad allenare. Avere la possibilità di lavorare con persone con cui credi di poter fare bene le cose e di poterle portare avanti secondo i criteri che ritengo più giusti sono stati gli aspetti più importanti che mi hanno portato a questa scelta. Non è una questione di manie di potere da dittatore coreano o di controllo. Non volevo semplicemente perdere energie nervose in situazioni in cui non c’era la possibilità di relazionarsi con persone di fiducia”.

Su una cosa Messina ha voluto sin da subito essere chiaro: il suo addio al dorato mondo della NBA non è stato dettato dalla delusione per non essere riuscito a conquistare un posto da head coach tra i professionisti americani: “Quando ho scelto di fare l’assistente di Popovich, l’ho fatto perché, come in questo momento, volevo lavorare con certe persone che secondo me incarnano i valori più alti nel fare le cose nel modo giusto. Gli addetti ai lavori in questi anni hanno pensato che io sarei potuto diventare l’erede di Pop o fare il capo allenatore in NBA. Ci sono andato vicino perché ho avuto diversi colloqui, ma poi la cosa non si è concretizzata. Ovviamente mi avrebbe fatto piacere, ma non sono qui perché ci sono rimasto male. Sono cose non collegate. Se qui mi avessero proposto di fare solo l’allenatore non avrei accettato. Poter scegliere e coordinare anche chi lavora con me era un’idea che mi piaceva ed è stata decisiva per compiere questo passo. Una volta scelti i collaboratori io farò l’allenatore esattamente come fa Popovich a San Antonio. Sento il peso di dover far bene perché le ambizioni di pubblico e società sono importanti. Per fare bene però, e questa è una convinzione che ho rafforzato in questi cinque anni, non va saltato nessun passaggio. Poi è chiaro che la squadra sin dal primo giorno debba andare in campo facendo intuire la direzione che si vuole prendere”.

Parlare di nomi e di obiettivi è senza dubbio ancora prematuro, ma sull’identità che deve avere la sua squadra per fare il salto di qualità le idee di Messina sono chiarissime: “Non è utile parlare del passato. Oggi è il giorno 1 di questa mia nuova avventura e i miei giocatori dovranno fare quello che devono fare tutti quelli che vogliono vincere, ovvero difendere come dei matti, passarsi la palla e prendersi le responsabilità. Non lo dico io, lo dicono la storia e il passato delle squadre che hanno vinto. I risultati sono una conseguenza dei comportamenti delle persone, di come si allenano, come rispettano loro stessi, gli avversari e il gioco. Se certe cose non succedono, allora nascono i problemi. Il campionato italiano è competitivo e se non sei preparato e non ci metti il massimo impegno rischi di perdere contro chiunque. Vincere non è mai una cosa scontata. L’EuroLega è una lega competitiva anche se molti giovani preferiscono giocare in NBA o nella Lega di sviluppo, le arene sono piene e le Final Four sono uno spettacolo molto bello”. Quel che è certo è che a livello di roster non ci saranno rivoluzioni: “In questi giorni ho iniziato a parlare ai giocatori per conoscerli meglio e per poter stabilire chi e cosa sarà utile o meno al nostro progetto. Con Della Valle avevo già parlato prima che annunciasse la sua permanenza a Milano. Non sono comunque prospettabili rivoluzioni. Ci sono giocatori sotto contratto e non ipotizzabile ripartire da zero anche perché ci sono situazioni che funzionano”.

Infine Messina ha parlato di cosa gli ha lasciato in eredità l’esperienza agli Spurs: “A detta di tutti gli Spurs sono la miglior organizzazione del mondo perché tutte le persone che fanno parte di quella famiglia ogni giorno cercano di portare avanti determinati valori. Parlo del rispetto, della capacità di non prendersi troppo sul serio, dell’altruismo e della capacità di prendersi le proprie responsabilità senza scaricare colpe sugli altri. Là c’è il medesimo rispetto per il presidente e l’addetto ai materiali. Non è sempre facile trovare chi ha egual rispetto per chi lavora in seconda fila. Io ho vissuto ed imparato tutto questo. Tutti incarnavano questi valori agli Spurs. Da Tim Duncan al ragazzo della video room. Qualcosa di molto bello. Un altro concetto imparato è che più bravo sei e più responsabilità hai. Là non era il mondo delle favole. Al capo succedeva di arrabbiarsi ma poi sapeva tornare indietro e ricucire il rapporto perché il rispetto va oltre la forma. Mi è costato abbandonare quella situazione ma l’ho fatto perché spero di portare tutti questi concetti all’Olimpia”.