E’ destino che per salire sul trono mondiale ci si debba chiamare Filippo, proprio come chi regna in Belgio: dopo Ganna nella crono, ad essere incoronato è un altro con quel nome, il romagnolo Baroncini, che regala all’Italia il sesto titolo iridato della storia negli under 23. Anche per lui, come già per Ganna, è una bella rivincita: secondo all’Europeo in Trentino, alle spalle di un belga, qui si prende l’oro che conta di più,...

E’ destino che per salire sul trono mondiale ci si debba chiamare Filippo, proprio come chi regna in Belgio: dopo Ganna nella crono, ad essere incoronato è un altro con quel nome, il romagnolo Baroncini, che regala all’Italia il sesto titolo iridato della storia negli under 23. Anche per lui, come già per Ganna, è una bella rivincita: secondo all’Europeo in Trentino, alle spalle di un belga, qui si prende l’oro che conta di più, battendo anche chi corre tra i pro. Giusto premio al lavoro sui giovani di un altro romagnolo, il ct Marino Amadori, che per non negarsi nulla il nuovo corso federale potrebbe anche congedare come Cassani.

Sul tetto del mondo, il ventunenne Baroncini, ravennate di Massa Lombarda, calciatore mancato, cresciuto bene all’Italia Nuova di Centomo e alla Beltrami di Maini prima di approdare alla Colpack, sale completando una prova di squadra perfetta, perché gli azzurri non sprecano una goccia di energia in più. Quando tocca a lui, a sei chilometri dall’arrivo, secondo disegno stabilito prima del via, anche il romagnolo, ripresosi da una caduta, non sbaglia nulla: in salita riprende e salta lo svizzero Schmid e il lussemburghese Kluckers e tira dritto fino all’arrivo, dove Gazzoli, quarto, e l’ottimo Colnaghi, settimo, completano il trionfo. "E’ il sogno di una vita, un’emozione enorme: tutto è andato alla perfezione", dice Baro, uno che vince poco ma bene (la crono tricolore e quella al Giro quest’anno) e ha in tasca il contratto pro con la Trek per la prossima stagione.

Di Filippo non ne ha nella sua ultima Nazionale il ct Cassani, che ai già sicuri Colbrelli, Trentin, Moscon, Ulissi, De Marchi e Nizzolo domani affiancherà Ballerini e Bagioli, mandando in panchina Puccio. "Il Belgio è supersonico, altre nazionali hanno grandi campioni, ma noi siamo forti e coesi e possiamo dire la nostra", la fiducia del tecnico che si sta godendo queste giornate trionfali prima dell’addio. Come se le gode l’Italia della bici, in testa al medagliere e vincente anche a livello politico, col numero uno europeo Enrico Della Casa che subentra come vicepresidente mondiale a Renato Di Rocco, al quale resta la carica onoraria: anche se non si chiama Filippo.

Angelo Costa