10 apr 2022

Barella e Dzeko, l’Inter ha il passo giusto

Inzaghi torna a vincere due partite di fila dopo la svolta di Torino: liquidato il Verona in un solo tempo. E ora la domenica di attesa

giulio mola
Sport
Edin Dzeko, 36 anni: ieri il gol numero 13 in campionato con l’Inter
Edin Dzeko, 36 anni: ieri il gol numero 13 in campionato con l’Inter
Edin Dzeko, 36 anni: ieri il gol numero 13 in campionato con l’Inter

di Giulio Mola

Basta un tempo praticamente perfetto all’Inter per sbarazzarsi del Verona e conquistare tre punti fondamentali. Dopo il successo in casa della Juventus, ieri il bis a San Siro stracolmo di gente ed entusiasmo: è la prima volta che accade nel 2022, e la cosa non è di poco conto perché grazie alla vittoria contro la squadra di Tudor il rilancio in chiave scudetto è completato. I nerazzurri (che devono recuperare il match con il Bologna) agganciano per una notte il Napoli al secondo posto e tornano a mettere pressione al Milan distante un solo punto e impegnato stasera al Torino. Il 2-0 rifilato ai gialloblù è il modo migliore per zittire chi ripeteva da giorni che l’Inter a Torino pur vincendo era sembrata comunque una squadra stanca. La risposta è arrivata. Con i fatti.

Inzaghi può essere contento, perché non era affatto scontato “blindare” il match dopo mezz’ora di gioco, grazie all’uno-due firmato da un ritrovato Barella (tiro di controbalzo al 21’) e dall’onnipresente Dzeko (piattone al 29’) al tredicesimo centro, su deliziosi assist confezionati dallo straripante Perisic, il migliore in campo e certamente meritevole del rinnovo. "Se lottiamo e corriamo come stavolta non ho paura di nessuno - azzarda il croato -. Se l’Inter è tornata? Sì, speriamo. A febbraio e a marzo i risultati non sono stati positivi, ma siamo lì, non è ancora finita. Con il pubblico è tutto più facile, siamo stati senza di loro per due anni".

I tifosi presenti ieri, oltre 60mila, sono stati contagiati dall’euforia con cui l’Inter ha giocato per lunghi tratti. Divertendo e divertendosi. Ecco, quel che è piaciuto ieri è stato soprattutto l’approccio al match contro i gialloblù fin troppo coraggiosi nel provare a giocarsela faccia a faccia con i nerazzurri (ma pure parecchio distratti al punto di dimenticare in hotel le fasce da mettere al braccio per ricordare la morte di Mascetti): c’era bisogno di dare un segnale dal punto di vista del gioco, e i nerazzurri lo hanno dato, con velocità sulle fasce (bene anche l’ex Dimarco schierato titolare a sorpresa) e i fraseggi nello stretto fra Dzeko e Correa. Insomma, ottimo atteggiamento di tutti, nessuno escluso. Tant’è che oltre alle due reti vanno segnalate almeno quattro parate del bravo Montipò (su Dumfries, Perisic, Correa e ancora Dzeko) ad evitare un passivo peggiore mentre Handanovic ha corso un unico rischio, (34’) murando la conclusione di Simeone.

Il fatto che nella ripresa i nerazzurri (senza De Vrij uscito per un affaticamento al flessore) abbiamo abbassato i ritmi pensando soprattutto a gestire il risultato non cambia la sostanza, perché se è vero che il Verona in un paio di circostanze si è fatto sfuggire l’occasione per riaprire il match (in particolar modo con Ceccherini e Simeone) è anche vero che nel finale, dopo la girandola dei cambi, l’Inter ha pure sfiorato il 3-0 (conclusione di D’Ambrosio deviata sul palo da Montipò). L’Inter è tornata. Magari non sarà bella come a dicembre ma il gruppo c’è, è unito e combatte. E a poche giornate dalla fine del campionato è decisamente quello che conta.

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