Leo Turrini

Finisce l’estate 2021, una estate incredibilmente e meravigliosamente dipinta di Azzurro. Dai rigori della squadra di Mancini a Wembley agli smash di Berrettini, dalle volate olimpiche di Jacobs e Tortu alle rimonte su pista e strada di Pippo Ganna, dai prodigi degli eroi Paralimpici fino alle derapate di Pecco Bagnaia e alle schiacciate di Paoletta Egonu e di Michieletto, ecco, insomma, sì, è stata una stagione italianissima, tanto che persino l’austero Mario Draghi si è fatto prendere dalla smania di compiacersi per il fulgore delle imprese di ragazze e ragazzi.

Tutto bene.

Solo che ci sarebbe una cosuccia da aggiungere, al netto di qualunque speculazione generata dalla overdose di vittorie.

In breve. Fino a non molto tempo fa, ci raccontavamo sconsolati di essere, ohibò, un paese per vecchi. Di più: era diventata una moda descrivere i nostri generazioni, i nostri figli e nipoti, come un esercito di bamboccioni.

Gente che non ha il coraggio di uscire di casa, gente sprovvista di ambizioni e di passioni, un popolo di under 30 cui interessano esclusivamente i videogiochi, gli happy hour, i tatuaggi, le ultime applicazioni sul cellulare e bla bla bla.

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