di Paolo Franci Le facce. I sorrisi che, come i violini in un’orchestra, entrano per ingentilire lo spartito. E cioè l’allenamento di ieri sera, alla vigilia dell’esordio. Roberto Mancini ha deciso di aprire i primi quindici minuti alla stampa. E tanti ne sono bastati per capire quanto questa Nazionale faccia rima con divertimento, entusiasmo, voglia di regalarsi una meravigliosa avventura e al Paese un ritorno al futuro pieno di normalità. C’è il torello, i calciatori in verde si impegnano al massimo, parte uno sfottò tra mille grugniti di concentrazione. Li guardi in faccia, quei ragazzi che hanno pedalato e...

di Paolo Franci

Le facce. I sorrisi che, come i violini in un’orchestra, entrano per ingentilire lo spartito. E cioè l’allenamento di ieri sera, alla vigilia dell’esordio. Roberto Mancini ha deciso di aprire i primi quindici minuti alla stampa. E tanti ne sono bastati per capire quanto questa Nazionale faccia rima con divertimento, entusiasmo, voglia di regalarsi una meravigliosa avventura e al Paese un ritorno al futuro pieno di normalità. C’è il torello, i calciatori in verde si impegnano al massimo, parte uno sfottò tra mille grugniti di concentrazione. Li guardi in faccia, quei ragazzi che hanno pedalato e scalato la montagna del dopo-Svezia tutti insieme e pensi che, davvero, vorresti essere lì con loro. Uno di loro. Perchè quanto siano una cosa sola lo si può cogliere anche solo al primo impatto.

C’è però un filo di tristezza perchè proprio a un passo dalla sottile linea azzurra, la maledizione del centrocampo ha colpito nuovamente. E ancora un muscolo malandrino. Stavolta, quello di Lorenzo Pellegrini dopo il ko di Stefano Sensi. Senza dimenticare i tormenti di Verratti che, però, corre (gesti apotropaici a iosa, please...) per il miracolo con la Svizzera. ’Pelle’ ha lasciato che la sua amarezza tracimasse sui social: "Questo maledetto problema alla coscia non mi permetterà di giocare l’Europeo. L’amarezza in questo momento è molta... ma è proprio ora che bisogna stringersi ancora di più e fare il tifo per questo gruppo fantastico di uomini veri...". Al suo posto è arrivato Castrovilli, che pure aveva accarezzato il sogno della convocazione dopo la chiamata nel gruppo allargato di Coverciano. Il giocatore viola entra dalla porta di servizio, così come era accaduto a Pessina, e prende la maglia numero 7. Con Verratti ai box, il tasso d’esperienza s’abbassa vertiginosamente, ma nella gestione Mancini non è mai stato un fattore decisivo, anzi. Sennò, per dirne una, Raspadori sarebbe a casa col telecomando in mano. Il talento più della militanza. La tecnica e il coraggio più del mestiere.

Nel frattempo, i dubbi sulla formazione sono azzerati per questo esordio contro i turchi. Il Mancio ha piano piano portato a una formazione decisamente titolare - al netto di acciacchi e infortuni - che ha promosso Spinazzola esterno sinistro e arma tattica micidiale nel saltare l’uomo e creare superiorità. Il romanista ha vinto la sfida con Emerson e stasera esordirà nel suo stadio. La difesa, si completa con Gigio, Chiellini - "Non sapete quanta gente nell’ultima settimana mi ha chiamato per ricordarci di cancellare la Svezia...", ha detto ieri - Bonucci e Florenzi. A centrocampo, vicino ai titolarissimi Barella e Jorginho quella che in ogni caso era diventata la quarta scelta del ct e cioè Locatelli il trasformista, in grado di giocare da play aggiunto ma anche da mezz’ala. Là davanti, partiamo con un pieno di talento e una dote di 56 gol in campionato, sommando i 19 di Insigne, i 20 di Immobile (ha vinto la gara con il Gallo) e i 17 di Berardi. Quest’ultimo ha staccato Chiesa e stregato il ct per la qualità e la personalità con cui trova gol e compagni smarcati.