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26 mar 2022

Attacco coi missili vicino al circuito di Gedda

I ribelli yemeniti colpiscono un deposito durante le prime prove libere, panico nel Circus. Domenicali: "Piene garanzie di sicurezza"

26 mar 2022
leo turrini
Sport
Smoke billows from an oil storage facility in Saudi Arabia's Red Sea coastal city of Jeddah on March 25, 2022. - Yemeni rebels said they attacked a Saudi Aramco oil facility in Jeddah as part of a wave of drone and missile assaults today as a huge cloud of smoke was seen near the Formula One venue in the city. (Photo by ANDREJ ISAKOVIC / AFP)
Attacco con missili vicino al circuito di Gedda (Ansa)
Smoke billows from an oil storage facility in Saudi Arabia's Red Sea coastal city of Jeddah on March 25, 2022. - Yemeni rebels said they attacked a Saudi Aramco oil facility in Jeddah as part of a wave of drone and missile assaults today as a huge cloud of smoke was seen near the Formula One venue in the city. (Photo by ANDREJ ISAKOVIC / AFP)
Attacco con missili vicino al circuito di Gedda (Ansa)

Un missile sul Gran Premio di Gedda. L’ombra della guerra si allunga sulla Formula Uno. Ma non si tratta dell’Ucraina, bensì del devastante conflitto che da anni insanguina lo Yemen (dove, fonte Onu, siamo in presenza di una enorme catastrofe umanitaria). Le forze armate dell’Arabia Saudita sono direttamente coinvolte nella guerra. Si scontrano sanguinosamente con le milizie appoggiate dall’Iran. Nell’indifferenza, va detto, di buona parte del resto del mondo.

Il botto. Ieri sul circuito cittadino di Gedda si stava svolgendo la prima, attesissima sessione delle prove libere. Ad un certo punto dall’abitacolo della Red Bull il campione del mondo si è rivolto via radio ai suoi ingegneri: "Sento odore di bruciato – ha detto Max Verstappen –. Non vorrei aver rotto qualcosa sulla macchina…". No, invece. L’olfatto dell’olandese aveva captato il puzzo delle fiamme che si erano all’improvviso levate da un deposito petrolifero di Aramco, il colosso che gestisce l’oro nero Saudita. Il deposito si trova a meno di venti chilometri dal circuito. Il fumo si è stagliato sullo sfondo, gettando nel panico l’intero ambiente della Formula Uno.

L’attacco. Secondo quanto è stato possibile ricostruire, il sito petrolifero è stato colpito da un missile tirato dalle milizie yemenite filo iraniane. Ma si parla anche di una azione compiuta tramite l’utilizzo dei droni. L’attacco è stato rivendicato sul web.

La minaccia. Secondo fonti locali, i nemici del regime saudita avevano pubblicamente annunciato di considerare il Gran Premio di Gedda “un bersaglio”.

In un mondo in cui l’immagine è tutto, si può facilmente comprendere quanto disastroso sarebbe, per le autorità di Riad, la rinuncia ad un evento come la F1, fortissimamente voluto dagli sceicchi proprio come “biglietto da visita” agli occhi del pianeta.

La paura. Il fumo nero originato dal rogo era perfettamente visibile dai box e quindi non esisteva possibilità di negare l’evidenza. Immediatamente nel paddock sono scattate le consultazioni. La Ferrari, la Pirelli e la Alpha Tauri si sono messe in contatto con l’ambasciata italiana di Riad, mentre Stefano Domenicali, il capo di Liberty Media, la società che gestisce il mondiale, ha subito chiesto un incontro con le autorità locali. Il manager di Imola ha ricevuto “ampie rassicurazioni” e le ha trasmesse a tutti i piloti in una riunione che si è tenuta nel tardo pomeriggio locale. "Abbiamo garanzie totali di sicurezza", ha dichiarato Domenicali. La seconda sessione di prove si è svolta regolarmente, sia pure cominciando con quindici minuti di ritardo. Nella notte di Gedda i piloti hanno convocato un vertice d’urgenza della Gpda, la loro associazione.

 

 

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