Diogo Dalot, 21 anni, difensore della Nazionale Under 21 portoghese, in prestito dal Manchester United: giovedì sarà l’ex di turno
Diogo Dalot, 21 anni, difensore della Nazionale Under 21 portoghese, in prestito dal Manchester United: giovedì sarà l’ex di turno
di Luca Talotta Scacciare i fantasmi di un de profundis tanto annunciato e che invece, ad oggi, appare ancora assai lontano; e per farlo, giocare non in modo eccelso (o meglio, non come ci aveva abituato la banda di Pioli nel 2020), vincere una partita dominata ma tutto sommato noiosa e lanciare un segnale chiaro ed inequivocabile al campionato, il Milan c’è. Il successo di ieri maturato dal Diavolo sul campo dell’Hellas Verona ha mille significati; tra i tanti quello di aver dato una risposta concreta contro una squadra ostica come quella di...

di Luca Talotta

Scacciare i fantasmi di un de profundis tanto annunciato e che invece, ad oggi, appare ancora assai lontano; e per farlo, giocare non in modo eccelso (o meglio, non come ci aveva abituato la banda di Pioli nel 2020), vincere una partita dominata ma tutto sommato noiosa e lanciare un segnale chiaro ed inequivocabile al campionato, il Milan c’è. Il successo di ieri maturato dal Diavolo sul campo dell’Hellas Verona ha mille significati; tra i tanti quello di aver dato una risposta concreta contro una squadra ostica come quella di Juric, a fronte di una sfida giocata con una valanga di assenze pesantissime (ultime quelle di Theo Hernandez e Tonali nelle ore precedenti il match). Match che ha dato risposte importanti da chi di solito gioca meno, come i due match winner impersonificati proprio da due riserve come Krunic e Dalot, che ha smentito tutte le male lingue che davano questo Milan già per morto. E poi è apparso di rivedere in campo quella spensieratezza che aveva caratterizzato la prima parte di 2020 di questo progetto sportivo targato Pioli. Merito del tecnico, certamente, ma anche di una serie di fattori che hanno riportato serenità in un gruppo che, è giusto ricordarlo, ieri ha giocato senza Kjaer, Theo Hernandez, Bennacer, Tonali, Calhanoglu, Rebic, Ibrahimovic, Maldini e Mandzukic. Primo fra tutti, la vicinanza della società: Paolo Maldini, ieri, ha aspettato che i giocatori uscissero dal tunnel degli spogliatoi per dare consigli e parlare singolarmente con tutti, per far sentire la propria vicinanza e il supporto alla squadra poco prima della sfida. E poi l’aver dovuto rinunciare ai "vecchietti" del gruppo ha costretto Pioli a mandare in campo una formazione estremamente giovane e, forse, anche incosciente al punto giusto ma quanto mai quadrata: in campo figuravano ben quattro classe 1999 (Donnarumma, Dalot, Saelemaekers e Leao), un ’97 (Tomori), due ’96 (Calabria e Kessie), altrettanti ’95 (Romagnoli e Castillejo) e un ’94 (Meite), con Krunic che, dall’alto dell’essere il più "vecchio" del gruppo (è un 1993, ha dunque solo 28 anni oltretutto ancora non compiuti) ha deciso di trascinare il gruppo sbloccando una gara dal nulla con una punizione magistrale. Ci hanno pensato poi i tre ’99 Saelemaekers (con l’assist), Leao (con il velo) e Dalot (con la rete) a chiudere un match nel quale il Verona è apparso assente per merito anche di un Milan capace di mantenere i ritmi bassi. Perché questa, forse, potrebbe essere l’altra lettura del match: i rossoneri non possono più permettersi i ritmi mantenuti finora, meglio giocare più lentamente e con maggiore attenzione ai dettagli. La qualità c’è per farlo. Lanciato il segnale al campionato, dopo i dubbi nelle ultime gare, i rossoneri aspettano la risposta dell’Inter capolista.