Romelu Lukaku, 27 anni: con il gol di ieri ha agganciato Ibrahimovic a 10 gol
Romelu Lukaku, 27 anni: con il gol di ieri ha agganciato Ibrahimovic a 10 gol
di Mattia Todisco Sono tre punti e sono pesanti. Perché non così meritati, al netto delle occasioni, che durante Inter-Napoli pendono nettamente dalla parte dei partenopei all’opposto di quel che dice il punteggio. Finisce 1-0, segna Lukaku su rigore nell’unica occasione in cui per gli avversari non è possibile marcarlo. Per tutto il resto della partita il belga finisce nella morsa preparata da Gattuso, il cui giudizio per la prova complessiva non può che essere positivo. Anche più di quel che potrà desumere Conte, arrabbiatissimo nel finale nel vedere una squadra che non riesce a...

di Mattia Todisco

Sono tre punti e sono pesanti. Perché non così meritati, al netto delle occasioni, che durante Inter-Napoli pendono nettamente dalla parte dei partenopei all’opposto di quel che dice il punteggio. Finisce 1-0, segna Lukaku su rigore nell’unica occasione in cui per gli avversari non è possibile marcarlo. Per tutto il resto della partita il belga finisce nella morsa preparata da Gattuso, il cui giudizio per la prova complessiva non può che essere positivo. Anche più di quel che potrà desumere Conte, arrabbiatissimo nel finale nel vedere una squadra che non riesce a gestire il vantaggio di un gol e di un uomo. C’è tanto di Handanovic, prima e dopo l’unica firma della contesa. Lo sloveno mette mani e piedi per blindare il successo.

A cambiare la sfida sono il rigore e il rosso, dopo una partita atticamente di prolungato studio. Ritmi tutt’altro che furibondi, palleggio spesso in orizzontale, un’attenzione maniacale ai movimenti di squadra. Le occasioni più importanti arrivano da episodi improvvisi, come un passaggio sbagliato da Koulibaly nella propria area che libera Martinez (grave l’errore al tiro dell’argentino) o un rilancio direttamente da Ospina a Lozano in un’azione conclusa con una bordata di Zielinski fuori di un soffio. Le mosse di Gattuso, che taglia i rifornimenti a Lukaku e si affida a Koulibaly per spegnerne i residui fuochi, funzionano tanto quanto l’organizzazione di Conte, con i tre dietro a seguire gli inserimenti dalle retrovie. Con l’uscita di Mertens per infortunio a metà primo tempo cambiano le caratteristiche della punta centrale (entra Petagna) ma non l’idea degli ospiti, naturalmente portati ad affidarsi alla verve di Lozano e Insigne. Il timore di uscire dalla preparazione della gara condiziona un primo tempo che si chiude con un giusto pari a reti bianche. Le squadre aspettano una manna dal cielo, una giocata estemporanea, difficile per Conte da estrarre dal cilindro in una formazione nella quale i muscoli sembrano predominanti sull’inventiva. Anche il primo cambio di Conte, come per il collega Gattuso, deriva da un problema fisico. Esce Brozovic, entra Sensi. È una sostituzione che genera un’attitudine più offensiva, perché il "12" nerazzurro ha maggiore inventiva rispetto al compagno e appena entrato partecipa all’occasione che vale all’Inter un rigore a favore e un cartellino per Insigne, cacciato da Massa dopo aver proferito una parola di troppo.

La trasformazione di Lukaku è perfetta, permette alla squadra di casa di trovare un vantaggio che non ha cercato molto e che è figlio anche di un grande intervento di Handanovic su Insigne. Il portiere sloveno si ripete sull’ex Politano dopo l’ennesima iniziativa di Lozano sul settore di destra, quello che l’Inter fa più fatica a controllare. Nel finale mette ancora il piede per fermare Di Lorenzo. In un’annata nella quale si è preso qualche rimbrotto dai tifosi, sono lui e il palo che colpisce Petagna in pieno recupero a valere tre punti fondamentali.