Sembra un maledetto presagio, il moltiplicarsi delle positività nel cluster scoppiato in Nazionale. Alle positività dei giorni scorsi, ieri si sono aggiunti Grifo, Florenzi, Cragno e Sirigu, per un totale di 14 positivi, dei quali 6 calciatori. E la vicenda si incrocia perfidamente con i destini dell’Italia nella corsa alla (ri)assegnazione delle quattro partite – le tre...

Sembra un maledetto presagio, il moltiplicarsi delle positività nel cluster scoppiato in Nazionale. Alle positività dei giorni scorsi, ieri si sono aggiunti Grifo, Florenzi, Cragno e Sirigu, per un totale di 14 positivi, dei quali 6 calciatori. E la vicenda si incrocia perfidamente con i destini dell’Italia nella corsa alla (ri)assegnazione delle quattro partite – le tre del girone azzurro all’Olimpico più un quarto di finale – di Euro2020, che dovranno passare per il rigido setaccio dell’Uefa, conseguenza del diktat del suo numero uno Aleksander Ceferin: "E’ escluso che l’Europeo si giochi senza tifosi". E domani scade il timing imposto dalla stessa Confederazione europea per fornire le necessarie garanzie di apertura al pubblico. Certo non si pretendono gli stadi stracolmi, ma almeno attorno al 25 per cento della capienza sì. E, mentre l’Inghilterra preme per fare il colpo gobbo e prendersi tutte quelle partite che alcuni paesi non potranno ospitare, il numero uno della Figc Gabriele Gravina – in isolamento per la nota vicenda del cluster azzurro – lavora incessantemente per annodare i fili della vicenda tra il palazzo del pallone e il governo, cui spetta l’ultima parola. Eh sì, la decisione spetta al premier Mario Draghi e al ministro della Salute Roberto Speranza e un "no", trapela dalla Figc, non solo ci priverebbe di quattro partite dell’Europeo (tre dell’Italia nel girone), ma darebbe un colpo d’ascia alla già provatissima credibilità del nostro sistema Paese. Viceversa, un "sì" – ritenuto assai probabile e anche qualcosa in più da fonti del governo... – con i rigidi protocolli del caso che la Figc è dispostissima a mettere in campo e, magari, con il ’pass vaccinale’ per entrare allo stadio, rappresenterebbe un segnale in forte prospettiva sulla ripresa, oltre che uno straordinario spot a livello d’immagine e di sostanza nella lotta al maledetto virus.

Paolo Franci