Più difficile decidere chi ha vinto l’Amstel che correrla. Ci vogliono il fotofinish e un’attesa di venti minuti per assegnare la corsa della birra a Wout Van Aert (nella foto con la moglie), piombato sulla linea del traguardo a braccetto con Pidcock: questione di millimetri, che solo l’occhio della tecnologia riscontra. Con qualsiasi verdetto sarebbe comunque uscito un grande vincitore: lo è il belga, che fa centro da favorito, come poi è stato in tutte le corse disputate. Non è un modo di dire: in tredici gare da inizio marzo, ne ha vinte quattro e quando ha fatto peggio è stato undicesimo. Anche Pidcock sarebbe stato un grande vincitore, oltre che il più giovane di sempre: a 21 anni ha già la personalità di un campione. La dimostra anche sulle stradine olandesi, chiamando allo scoperto nel finale Van Aert, già suo rivale nel cross e già battuto alla Freccia del Brabante: se la giocano fra di loro, con Schachmann che si aggrega sognando invano di fare il terzo incomodo. A un soffio gli altri big, col miglior italiano, Sbaragli, settimo dietro Matthews, Valverde e Alaphilippe.

Mentre in Turchia si chiude col quarto centro di Cavendish, da oggi in Trentino si fanno prove di Giro d’Italia: orfano di Bernal e Nibali, il Tour of the Alps offre cinque tappe e tante salite a Quintana, Froome, Pinot, Bardet, Hindley, Simon Yates, Vlasov e Fabbro, molti dei quali si ritroveranno sulle strade rosa.

a. cos.