24 apr 2022

Altri tre gol, sorpasso, vetta: Inter scatenata

Dopo il derby i nerazzurri rifilano un tris anche alla Roma: squadra sempre più sicura, convinta, esuberante. E mercoledì c’è il recupero

giulio mola
Sport
Lautaro Martinez, 24 anni, 16 gol in campionato e 20 in totale nella stagione: ieri ha chiuso la partita contro la Roma segnando il 3-0 dopo le reti di Dumfries e Brozovic
Lautaro Martinez, 24 anni, 16 gol in campionato e 20 in totale nella stagione: ieri ha chiuso la partita contro la Roma segnando il 3-0 dopo le reti di Dumfries e Brozovic
Lautaro Martinez, 24 anni, 16 gol in campionato e 20 in totale nella stagione: ieri ha chiuso la partita contro la Roma segnando il 3-0 dopo le reti di Dumfries e Brozovic

di Giulio Mola

Missione compiuta. L’Inter strapazza (3-1) la Roma dell’amato ex (ma ignorato per 70’) Josè Mourinho e almeno per una notte si riprende la vetta. Ora più che mai i nerazzurri sono padroni del proprio destino, aspettando Lazio-Milan di stasera e soprattutto il recupero di Bologna in programma mercoledì che finalmente rimetterà le prime della classe tutte sullo stesso piano: di sicuro vincendo le rimanenti partite l’Inter si cucirebbe sulla maglia la seconda stella. I tifosi (75mila anche ieri sera dopo il sold out in Coppa) non stanno nella pelle, Inzaghi e i calciatori pure. Intanto l’ultimo big match della stagione contro una delle squadre più in forma della serie A va in archivio senza troppi patemi, nonostante i timori della vigilia (comprese le stucchevoli polemiche sulla designazione dell’eccellente Sozza, nato a Milano e iscritto alla sezione della vicina Seregno): netto e limpido il quarto successo di fila in campionato dei nerazzurri contro una Roma reduce da 12 risultati utili consecutivi ma sbriciolata in meno di un’ora. Eppure c’era fiducia nell’ambiente giallorosso, testimoniata dalla presenza di oltre 4000 supporter sugli spalti: era l’ultima chiamata per riacciuffare la zona Champions, e invece i nerazzurri restano un avversario tabù. Nel 3-1 finale ci sono tutti i 14 punti che separano le due squadre in classifica: da una parte i meriti dei padroni di casa che sul piatto della bilancia pesano più dei demeriti della Roma, friabile come un grissino in difesa e spuntata davanti, almeno fino all’inutile gol della bandiera di Mkhitaryan nel finale. Certo, non si possono concedere ai nerazzurri le geometrie di Cristante e soprattutto il talento di Zaniolo, ma al di là delle assenze (Oliveira ed El Shaarawy non hanno convinto) è stato l’atteggiamento a fare la differenza. Perché se è vero che nel primo quarto d’ora le due squadre nulla hanno rischiato, è anche vero che l’aggressività e le idee dell’Inter sono state superiori. Attenti, precisi e per lunghi tratti anche belli da vedere i nerazzurri, trascinati da un Calhanoglu sempre più determinante. Il gol con cui Dumfries, innescato dal turco, spaccava il match al 29’, metteva a nudo i limiti della retroguardia ospite (forse con la testa alla semifinale di Conference League col Leicester). "Stiamo giocando molto bene e dobbiamo continuare così - la gioia dell’olandese -. La nostra testa resta alla prossima partita, ragioniamo step by step, per lo scudetto c’è tempo".

Il raddoppio di Brozovic (39’) è stato un gioiello regalato alla tifoseria del miglior calciatore nerazzurro della stagione (Smalling messo a sedere e gran conclusione sotto l’incrocio), mentre la terza rete di Lautaro (ventesima stagionale) con un colpo di testa in avvio di ripresa conferma che anche l’argentino è in stato di grazia. Il quarto gol (mancato da Correa) sarebbe stata una punizione eccessiva anche per Mou, al terzo ko in tre match contro la sua Inter: il passato, a volte, sa essere doloroso e crudele. E in questo caso, non si parla di ricordi.

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