Pogacar, Lopez e Roglic (LaPresse)
Pogacar, Lopez e Roglic (LaPresse)

Roma, 10 settembre 2019 - Nel secondo giorno di riposo di questa Vuelta 2019, ecco le pagelle di Angelo Costa dopo due settimane di corsa. In maglia rossa c'è Primoz Roglic che guida la classifica generale con 2'48" su Alejandro Valverde e 3'42" sulla sorpresa Tadej Pogacar.

10 a Roglic. Spietato come un killer, uccide la Vuelta già nella crono, all’inizio della seconda settimana: di lì in poi gli basta difendersi. Lo fa alla grande, grazie a un serbatoio di energie decisamente superiore a tutti gli altri, ma anche ad una condotta strategica perfetta che gli consente di non sprecare una goccia di sudore in più: crono e difesa come al Giro, ma qui ha un altro passo.

9 a Pogacar. Più che una rivelazione, la sua è una consacrazione. Dopo aver conquistato i giri di Algarve e soprattutto di California, a vent’anni si presenta alla prima grande corsa a tappe conquistando due frazioni di montagna tra le più difficili, vestendo la maglia dei giovani e insediandosi al terzo posto in classifica: che finisca o meno così, ha già fatto capire che razza di corridore sia.

8 a Valverde. Un po’ snobbato alla vigilia, vuoi per i 39 anni e vuoi anche per una stagione non brillante come tante altre, l’iridato sta salvando la Vuelta degli spagnoli e della sua stessa squadra. Insieme a Pogacar è quello che più di tutti si sforza di regalare qualche emozione, attaccando Roglic quando può. ‘Il nonno non ha ancora finito’, dice lui: meno male…

5 a Lopez. La Vuelta che sembrava fatta su misura per lui dalla crono in poi, non l’ha mai iniziata: al grande lavoro di preparazione della squadra in almeno un paio di tappe non fa mai seguire il guizzo vincente, lo scatto che fa distacco, l’azione che illude di poter cambiare lo spartito della corsa. Fin qui è rimasto lì, fra il terzo e il quarto posto, col fondato timore che sia questo il suo destino.

4 a Quintana. Tappa e maglia la prima domenica, di nuovo in maglia rossa la seconda: abbastanza per far pensare all’improvviso risveglio dell’Aquila colombiana. Come non detto: nelle tappe più adatte agli scalatori, il buon Nairo si eclissa lentamente e inesorabilmente. Poco utile alle stravaganti strategie della squadra, poco utile anche a se stesso, rischia di chiudere la Vuelta del rilancio in modo anonimo.