Tadej Pogacar e Mark Cavendish (Ansa)
Tadej Pogacar e Mark Cavendish (Ansa)

Roma, 12 luglio 2021 - Tadej Pogacar è saldamente in maglia gialla dopo due settimane di Tour de France 2021. E ieri, nella prima tappa pirenaica, lo sloveno non ha mai dato l'impressione di essere in difficoltà. Ecco le pagelle di Angelo Costa nel secondo giorno di riposo.

Tour de France 2021 tappa 16: percorso, altimetria, favoriti e orari tv

10 a Pogacar

Si limita ad amministrare il Tour dopo averlo ipotecato nella prima settimana, sbrigandosela quasi sempre da solo perché la squadra puntualmente evapora. Ha un solo attimo di sbandamento sul Ventoux, quando prova a seguire Vingegaard, ma non cedere alla tentazione è un’ulteriore dimostrazione della sua lucidità.

9 a Van Aert

Si inventa un’impresa clamorosa sul Ventoux, dimostrando di non esser solo crossista, cronoman e velocista, ma anche uomo di salita. Regolarmente in fuga, sta lavorando per se stesso, perché presto si presenterà al via di un grande giro con l’ambizione di far centro.

8 a Vingegaard

Con Roglic a casa e Van Aert che si dedica ai successi di tappa, si trova lì davanti: è bravo a dimostrare di saperci stare. Sul Ventoux è l’unico a cercare di capire se Pogacar abbia o meno punti deboli, sui Pirenei replica: non ottiene risultati, ma che ci provi spiega abbastanza del bimbo danese.

8 a Cavendish

Da campione dimenticato a primatista di tappe c’è di mezzo una squadra che gli ha ridato fiducia, ma soprattutto un velocista che ha saputo sfruttare l’occasione. Eguaglia Merckx a livello di statistica, ma è ancor più bravo quando invita il mondo a non scomodare i paragoni.

7 a Uran

E’ in zona podio, in piena corsa per ottenere un altro secondo posto, che in questo caso varrebbe il titolo di primo degli umani. Corre sulle ali dell’esperienza, senza buttar via una pedalata: ci sta che di qui alla fine diventi anche quello che più degli altri prova a buttar giù dal trono il giovin signore sloveno.

6 a Carapaz

Dal punto di vista tattico è impeccabile così come è perfetta la squadra: purtroppo per lui, non basta la strategia per poter rovesciare chi sta comandando il Tour. Non lo aiuta nemmeno l’affollamento per il podio, che trasforma in rivale anche chi potrebbe essergli alleato.

6 a Alaphilippe

Vinta la prima tappa e indossata la maglia gialla per il figlioletto, si fa notare soprattutto per il gran lavoro al servizio della squadra prima degli sprint. Regolarmente presente nelle fughe, non trova mai la forza per arrivare in fondo a dispetto di percorso che sembrano sorridergli.

6 a Cattaneo

Grazie alla regolarità con cui si presenta nelle fughe, arriva a un passo dalla top ten. Se nell’ultima settimana trova la reattività necessaria per correre al passo dei migliori e non rincorrere, può chiudere questo Tour con un risultato che certificherebbe la sua raggiunta maturità.

6 a Martin

Nel senso di Guillaume, francese con laurea in filosofia. Dal primo giorno ripete di puntare ad una tappa, inseguendola si ritrova al secondo posto, ma fa capire subito che si è trattato di un errore, staccandosi in discesa: peccato, perché per 24 ore aveva risvegliato l’orgoglio dei suoi connazionali.

6 a Froome

Pur precipitato nei bassifondi, a quasi a tre ore dalla maglia gialla, vive questo inedito con grande senso di sportività: per chi ha vinto quattro Tour non è facile accumulare ritardo tutti i giorni, ma il britannico sembra voler trasformare questo calvario in un possibile trampolino di rilancio.

6 a Quintana

Ci prova più spesso del solito in salita, veste persino la maglia a pois degli scalatori, ma più in là di quello non va. E’ un lento, inesorabile declino che lo accomuna ad altri atleti della sua generazione, fa tenerezza solo chi lo vede ancora come uomo di classifica.

6 a Nibali

Non pervenuto nella tappa del Ventoux, dove aveva lasciato intendere di avere il terreno giusto, si muove nel weekend pirenaico prima di fare le valigie per i Giochi: non esalta, perché soffre i cambi di ritmo di chi è in fuga con lui, ma Tokyo potrebbe essere tutta un’altra storia.

5 a Mas

Di quelli dell’ultima generazione era fra i più attesi, se non altro per la fiducia riposta in lui da una squadra che al Tour ha scritto pagine importanti. Si vede poco o niente, se non quando si stacca dalle ruote, di Pogacar come tutti, ma spesso anche da quelle di chi ambisce ad un posto sul podio.

4 a Fuglsang

Presentatosi in Francia con i fari spenti, non riesce mai ad accenderli, togliendosi in fretta da quella classifica dove zitto zitto ambiva a mettere un piede. Siano le alte andature, sia il cambio generazionale che imcombe, fa bene soltanto una cosa: soffrire.

3 a Matthews

Atteso come candidato alla maglia verde, il vecchio Bling (gioiello) brilla per la sua assenza: non si vede allo sprint, è latitante anche nelle fughe. Dal secondo posto del primo giorno è un lento peggiorare: non vince da un anno, qualcosa forse vorrà dire.  

2 a Lopez

Viaggia a un’ora e mezzo dalla maglia gialla e questo spiega tutto. Mai nel gruppo dei migliori, sarà anche caduto nelle prime tappe come da triste tradizione, ma in questo Tour sta passando come uno di quegli ospiti che sai di aver invitato, ma non hai incrociato nemmeno per sbaglio.

1 al Tour

Nel senso di sicurezza. Sulle salite pirenaiche, si vedono tifosi rincorrere i ciclisti anche nei tratti finali, dove le transenne dovrebbero bastare ad arginarli: non sono scene incoraggianti, evidentemente l’incidente di Nibali tre anni fa all’Alpe d’Huez non ha insegnato nulla…

0 a chi vede in difficoltà Pogacar

Una smorfia sul Ventoux, dovuta al caldo e all’aria rarefatta, fa scatenare il sospetto che il bimbo sloveno possa avere prima o poi un giorno storto. Magari succederà, come capita anche ai grandi campioni, ma perchè non limitarsi a godere un campione di quelli che nascono ogni mezzo secolo?