Daniel Martin (Ansa)
Daniel Martin (Ansa)

Mur de Bretagne, 12 luglio 2018- Tour de France 2018, Daniel Martin ha vinto la sesta tappa, da Brest a Mur de Bretagne Guerlédan di 181.0 km. Alle sue spalle il francese Pierre Roger Latour, della AG2R e lo spagnolo Alejandro Valverde, della Movistar. Ecco i  voti di Angelo Costa: 

10 a Daniel Martin. Su un arrivo che sembra disegnato su misura per lui, il nipote d’arte (lo zio, Stephen Roche, è quello che 31 anni nella stessa stagione conquistò Giro, Tour e Mondiale) torna a fare la voce grossa: non aspetta gli ultimi metri del Muro di Bretagna, ma decolla poco prima dell’ultimo chilometro e si rende imprendibile. Vittoria prevedibile, in faccia ad altri specialisti di classiche: prevedere cosa possa combinare in classifica è la prossima questione.

7 a Valverde. E’ il più atteso su questo genere di traguardo e alla fine è tra quelli che chiude in attivo, prendendosi l’abbuono del terzo posto. Magari resterà deluso chi si aspettava di vederlo duellare per il successo di giornata, ma il murciano conferma anche in questa occasione di essersi presentato in Francia per vincere il Tour, non la tappe che assomigliano alle classiche. Anche perché, a 38 anni, di classiche ha ormai l’armadio pieno…

6 a Nibali. Sulla rampa finale di due chilometri tiene il passo degli scattisti, pur non essendolo. Alla fine è tra quelli che si difende meglio: se l’obiettivo era non prenderle, missione compiuta. La vera fatica gli tocca a cento chilometri dall’arrivo, quando si fa sorprendere da un ventaglio aperto da quei maestri della specialità chiamati Quick Step. Sorprende anche il comportamento della sua squadra (voto 5): a parte i fidati Colbrelli e Haussler, tutti gli altri evaporano di colpo

5 ad Alaphilippe. E’ il primo ad agitarsi sul Muro di Bretagna, è anche il primo a restare giù dal podio. La squadra è perfetta nel disegnargli la tappa, costruendo anche i temutissimi ventagli che costringono i rivali a spolmonarsi nella rincorsa: quando tocca a lui appoggiare la palla in rete, purtroppo manca la porta. Chiude male dopo aver iniziato con le scuse a Colbrelli dopo la lite col bresciano in piena volata sul muro finale del giorno precedente: non è giornata.

4 ai guai. Fora Dumoulin a 5,5 chilometri dall’arrivo e vien tagliato fuori: 52 secondi di ritardo. Fora subito dopo Bardet, che riparte in fretta, rincorre, ma arriva sul muro finale senza fiato: 30 secondi di ritardo. Prima ancora era caduto Fuglsang, costretto a sua volta a rincorrere. Va ricordato che per una foratura Quintana il primo giorno ci ha rimesso 1’15’’ e Froome, per un’uscita di strada, quasi un minuto: più che cronosquadre e strappi, a segnare questo Tour fin qui è la sorte.