Loreto (Ancona), 13 gennaio 2018 - Speciale come da molti anni in qua perché frequentata dal Gotha del ciclismo, quest’anno la Tirreno-Adriatico lo sarà ancora di più: dal 7 al 13 marzo si correrà nel nome di Michele Scarponi, che da buon marchigiano sentiva particolarmente questo appuntamento, vinto nel 2009 e chiuso sul podio altre due volte. 
Al popolarissimo campione tragicamente scomparso nella primavera scorsa non sarà dedicato soltanto il pensiero dei partecipanti, ma la tappa forse più bella, quella dei ‘muri’ che sia concluderà proprio nella sua Filottrano.
«Abbiamo voluto questo arrivo per ricordare un amico del ciclismo come Michele», conferma il patron Mauro Vegni presentando nei saloni della Basilica di Loreto un evento che sarà seguito in 184 Paesi di cinque continenti, prova generale della Sanremo che pochi giorni dopo, sabato 17, si proporrà come primo grande traguardo stagionale. 
Per questo non mancheranno al via i migliori cacciatori di classiche, a cominciare dal tre volte iridato Peter Sagan che in Italia ormai si manifesta solo a marzo, fior di velocisti come Gaviria e il nostro Viviani, ma pure gli uomini da grandi giri, che fra i due mari cercano le prime risposte. Di questi, sicuro Nairo Quintana, vincitore un anno fa e nel 2015 quando si impose sotto la neve al Terminillo, sicuro anche il campione tricolore Fabio Aru, resta da sciogliere il nodo Vincenzo Nibali, che potrebbe deviare sulla Parigi-Nizza in proiezione Tour, mentre Chris Froome è legato alla soluzione dell’intricato caso dell’antiasmatico in eccesso che potrebbe costargli la squalifica.
   
Ad un cast che ha tutto er far invidia al Giro, la Tirreno-Adriatico offre un percorso ormai diventato classico: due crono ad aprire e chiudere (a squadre a Camaiore, a San Benedetto individuale), un paio di tappe per velocisti (a Follonica e a Fano), altrettante per fondisti (a Trevi e a Flottrano) e un arrivo in quota al Sassotetto, la stazione invernale che domina Macerata, con 14 chilometri di salita finale.
«Abbiamo mantenuto la formula che, oltre a risultare vincente sotto l’aspetto dello spettacolo, permette ad ogni atleta di esprimersi al meglio», le parole del direttore di corsa Stefano Allocchio, convinto che anche quest’anno a imporsi sarà un atleta completo e di altissimo livello. 
Come è puntualmente successo di recente, compreso due anni fa, quando la cancellazione di una tappa per via della nevicata lanciò nell’albo d’oro quel Greg Van Avermaet che poi avrebbe proseguito vincendo l’oro dei Giochi a Rio e l’ultima Rubè. 
  
Quanto agli auspici, quello d’obbligo riguarda gli italiani, che fra il Tirreno e l’Adriatico non vincono una tappa dal 2015, quando Malori si impose nella crono d’apertura: infrangere questa striscia negativa sarebbe un anche un bel modo per onorare la memoria di Scarponi.