Egan Bernal durante il tappone di Cortina (Ansa)
Egan Bernal durante il tappone di Cortina (Ansa)

Cortina d'Ampezzo, 25 maggio 2021 - Si entra nella terza e decisiva settimana del Giro d'Italia 2021. In maglia rosa c'è Egan Bernal, secondo in classifica generale dopo la tappa 16 l'italiano Damiano Caruso. Ecco le pagelle di Angelo Costa nel giorno di riposo, alla vigila del gran finale. 

10 a Bernal

Due settimane senza macchia, e soprattutto senza dolori alla schiena, regalano al Giro il protagonista più atteso: vince due tappe, va all’attacco per primo ogni volta che la strada gliene presenta l’occasione e dando spettacolo blinda la classifica. Comportarsi da padrone è il suo modo di esser campione e rendere onore al Giro.

9 a Caruso

Promosso capitano sul campo, non delude le aspettative, semmai va oltre. Primo dei terrestri alle spalle di Bernal, merita la posizione grazie a una regolarità che già da gregario di lusso gli ha consentito di chiudere nei dieci al Giro e anche al Tour. È da podio e può arrivarci, magari col rimpianto di non aver pensato più a se stesso in passato.

8 all’Italia

Vince quattro tappe, tre delle quali in fila, una delle quali con un corridore di una squadra italiana. Arrivati al Giro col timore di essere soltanto Ganna, ci ritroviamo a festeggiare due settimane in cui i nostri non si sono certo nascosti. Dovessimo poi chiudere sul podio, non sarebbe un mezzo trionfo, ma una soddisfazione bella perché inattesa.

8 a Fortunato

Conquista la vetta più affascinante e dura del Giro, lo Zoncolan, conquista anche la simpatia del pubblico per come ci riesce, andando all’attacco e resistendo al ritorno dei big, e soprattutto per il ragazzo solare che è. Al ciclismo  italiano che sperava di trovare un sorriso in questo Giro è bravissimo a regalare il suo.

7 a Ciccone

Correndo all’attacco si è fatto conoscere ed è pure arrivato alla maglia gialla del Tour, adesso che ha imparato a difendersi fa classifica. Rimasto solo al comando di una squadra dove Mollema non c’è mai stato e Nibali non è mai arrivato, tiene la posizione centellinando le energie: da brava formichina può ancora sperare nel podio.

7 a Carthy

Barcolla ma non molla: di quelli che sono costretti a incassare gli sganassoni di Bernal, è fra i più bravi. Con la sua faccia da ispettore Derrick è sempre all’avanguardia del gruppo dei migliori, dando sempre l’impressione di volersi accendere, ma non facendolo mai: forse ha capito che nel Giro governato da un fenomeno il miglior attacco è la difesa.

7 a Bardet

Arrivato in Italia a fari spenti, poco considerato alla vigilia, forse per via di una primavera senza acuti, il debuttante francese sta dimostrando di esser uomo da grandi giri. Pian piano sta risalendo la corrente dopo una prima settimana incerta, ora che ha a disposizione le montagne può solo migliorare: nessuna sorpresa, che fosse da corsa si era visto al Tour.

6 a Vlasov

Non gli basta recitare da primattore per due settimane: al primo esame sui montagnoni, il suo terreno di caccia, è quello che puntualmente viene respinto. Male sullo Zoncolan, dopo aver fatto lavorare i compagni, male sul Giau, dove ci si mette anche la mantellina finita nel cambio a rallentarlo: nonostante tutto è ancora lì, a tiro di podio.

6 a Evenepoel

Anima la prima settimana inventandosi il ruolo di alternativa a Bernal, affonda lentamente nella seconda ma non certo per mancanza di qualità. A lungo andare, emergono i limiti di un debuttante in una grande a tappe, oltre che di un avvicinamento al Giro fatto di soli allenamenti e nessuna corsa: quando si alza il ritmo, si scopre impreparato per ballare. 

6 a Nibali

Non doveva neppure essere in corsa per via del polso fratturato a metà aprile: che ci resti per due settimane da ospite invisibile è pure un merito. Affonda sullo Zoncolan, poi prova a regalarsi un giorno da Vincenzo nel mezzo tappone del Giau: fa quel che può, ma messo così alla sua età non può fare altri miracoli.

5 a Viviani

Non ha a disposizione molti sprint, ma in quelli riesce solo a spremere due terzi posti, a Novara e Cattolica la prima settimana, mancandone altri anche per colpa sua, come nella natìa Verona. Festeggia senza brindisi la nomina a portabandiera olimpico, anche se il vero Elia è quello che di sfilate conosce solo quella sul vialone d’arrivo.

5 a Simon Yates

Fino allo Zoncolan si guadagna l’etichetta di nemico invisibile di Bernal. Sullo Zoncolan rafforza questa idea. Purtroppo, nel tappone dimezzato, anziché uscire allo scoperto, conferma di essere un fantasma. Non trovare giustificazioni gli rende merito, forse il meglio di sé lo ha dato con troppo anticipo, dominando il Tour of The Alps a fine aprile…

2 alle immagini tv

Nell’anno in cui la Rai schiera una squadra che funziona, con Pancani che muove bene Cassani e Rizzato in moto e una bella novità come Giada Borgato al commento, non sempre la regìa è puntuale. In più, la pioggia regolarmente oscura le tappe di montagna: il Tour si correrà anche d’estate, ma lì quando il cielo si scatena si riesce a veder tutto.

0 al tifoso cretino

Immancabile, si ripresenta grazie alle riaperture post Covid, ovviamente sulla montagna più ambita, ovviamente con l’idea di farsi inquadrare mentre spinge i corridori, rischia puntualmente di farli cadere. Ci tiene a farsi vedere da tutti, in particolare dalla sua mamma, ovviamente a casa perché sempre incinta.