Mario Cotelli, che oggi sicuramente guarderà le gare lassù, in cielo, magari assieme a "cavallo pazzo" Erwin Stricker, suo atleta ai tempi della Valanga Azzurra e come lui scomparso prematuramente, coniò il termine già a metà degli anni ‘90, con largo anticipo sui tempi, come da prassi: "gigantiste veloci". Il prototipo dello sciatore moderno, capace di partire proprio dal gigante (diventato decisamente più rapido dal 1990), per poi allargare l’orizzonte a discesa, superG e combinata alpina. Mondiali Cortina 2021 in tv: programma e orari gara per gara Mondiali Cortina 2021: le 5 piste e i loro segreti Ecco. L’Italia dello sci alpino femminile, in questo momento, tra i migliori della sua gloriosa storia, sembra aver forgiato i modelli migliori nella categoria e con loro è pronta ad andare all’assalto di quel titolo mondiale assente ormai da 24 anni. Da quell’11 febbraio 1997 quando, al Sestriere, e con una rimonta entusiasmante...

Mario Cotelli, che oggi sicuramente guarderà le gare lassù, in cielo, magari assieme a "cavallo pazzo" Erwin Stricker, suo atleta ai tempi della Valanga Azzurra e come lui scomparso prematuramente, coniò il termine già a metà degli anni ‘90, con largo anticipo sui tempi, come da prassi: "gigantiste veloci". Il prototipo dello sciatore moderno, capace di partire proprio dal gigante (diventato decisamente più rapido dal 1990), per poi allargare l’orizzonte a discesa, superG e combinata alpina.

Mondiali Cortina 2021 in tv: programma e orari gara per gara

Mondiali Cortina 2021: le 5 piste e i loro segreti

Ecco. L’Italia dello sci alpino femminile, in questo momento, tra i migliori della sua gloriosa storia, sembra aver forgiato i modelli migliori nella categoria e con loro è pronta ad andare all’assalto di quel titolo mondiale assente ormai da 24 anni. Da quell’11 febbraio 1997 quando, al Sestriere, e con una rimonta entusiasmante nell’ultima porzione di pista, la gardenese Isolde Kostner in superG mise in fila il gotha della specialità, ovvero le tedesche Katja Seizinger e Hilde Greg, a suggello di un Mondiale storico e (forse) irripetibile, con altri due ori (Deborah Compagnoni, gigante e slalom) e un argento (Lara Magoni, slalom) nella stagione dei record, 10 successi in Coppa del Mondo, per uno squadrone guidato dall’ex preparatore atletico di Alberto Tomba, il bravissimo Giorgio D’Urbano.

Siccome la parola primato sembra il mantra della generazione moderna presa idealmente e concretamente per mano da Marta Bassino, Federica Brignone e Sofia Goggia (ahinoi non più della partita dopo la frattura composta del piatto tibiale), che hanno sfatato il tabù Coppa del Mondo generale (2020), conquistato l’oro olimpico in discesa ancora mancante (2018) e confezionato tre triplette sul podio in quattro anni, tra gigante (Aspen 2017) e discesa (Bad Kleinkirchheim 2018, con il contributo di Nadia Fanchini; Bansko 2020, grazie anche a Elena Curtoni), proprio a loro, o meglio alle campionesse rimaste in corsa, Federica e Marta, chiediamo di compiere un ultimo sforzo e regalarci (o regalarsi) quel titolo iridato che non può mancare in un palmarés già ricco, il loro, ma ancora incompleto.

Con il contributo, naturalmente, delle varie Pirovano, Marsaglia, Irene&Elena Curtoni (soprattutto, in grado di trovare l’acuto in qualsiasi momento) e le altre atlete convocate. E’ incredibile, per esempio, che una campionessa del calibro di Federica Brignone vanti ben sette piazzamenti nella top 10 ai Mondiali, in tre specialità diverse, ma una "sola" medaglia iridata, l’argento in gigante di Garmisch 2011, vinto a 20 anni; Sofia Goggia avrebbe difeso il secondo posto in superG conquistato ad Are 2019 dopo un recupero lampo dalla frattura al malleolo, sarebbe stata l’atleta da battere in discesa, e vanta, questo si può ricordare lo stesso nonostante l’infortunio appena subito, un interessante ruolino di marcia nei grandi eventi (bronzo in gigante, argento in superG ai Mondiali; oro in discesa ai Giochi).

Certo, Sofia aveva anche un conto aperto con la discesa iridata da St. Moritz 2017, quando, pur dominando, finì quarta per aver incrociato le punte a metà tracciato. La aspettiamo per confermare l’oro olimpico a Pechino 2022. Marta Bassino, dulcis in fundo, era un cucciolo 18enne a Vail 2015, e fece sognare un podio per metà gara in gigante, prima di uscire; ai Giochi di PyeongChang 2018, tre anni più tardi, chiuse già quinta tra le porte larghe. Ora è pronta per il suo primo alloro internazionale e favorita in gigante. Sia chiaro: sul podio possono provare a salire, come detto, anche tutte le altre italiane convocate, tranne, forse, in slalom, ma si sa che i grandi eventi sono spesso il regno delle sorprese.

Con un pro e un contro. Quest’ultimo risiede nel fatto che, Goggia a parte (una vittoria e tre podi, ma purtroppo non potrà fare più nulla, in Veneto, quest’anno), tutte le atlete dell’attuale generazione presenti ai Mondiali di Cortina, sull’Olympia delle Tofane non sono mai entrate nemmeno tra le prime cinque (la pista Druscié A, quella dello slalom, va detto, sarà una novità a livello internazionale; quella di gigante non ospita invece gare di Coppa dal 2010) in nessuna disciplina; l’aspetto positivo riguarda il "momento", che in uno sport di situazione come lo sci fa tutta la differenza del mondo. Oggi se Marta Bassino gareggiasse nello skeleton, tanto per capirci, forse salirebbe sul podio persino lì, mentre è vero che Brignone arriva ai Mondiali senza aver vinto ancora una gara. Umore, risultati, certezze, numeri, stato di forma e convinzione contano più di tutto, storia pregressa compresa. Conta l’hicet nunc, il "qui e ora". E i Mondiali (non la vita, come cantava Baglioni), sono giusto adesso...