Milano-Sanremo 2019, la vittoria di Alaphilippe (Ansa)
Milano-Sanremo 2019, la vittoria di Alaphilippe (Ansa)

Sanremo, 23 marzo 2019 - Stavolta alla Milano-Sanremo non c’è dibattito: vince il più forte. Julian Alaphilippe lo dimostra con una corsa perfetta: non butta via una pedalata fino a dieci chilometri dall’arrivo, attacca nel punto esatto in cui il Poggio diventa rampa di lancio, resta al coperto in discesa studiando gli avversari rimasti con lui, aspetta la volata e in via Roma non perdona. Un vero capolavoro di forza e coraggio, perché a giocarsi la prima classica dell’anno con lui si presenta gente sulla carta più veloce, una dimostrazione di superiorità da campione vero, perché il D’Artagnan della bici, 26 anni, fresco dei successi alla Strade Bianche e in due tappe alla Tirreno, non era uno dei papabili, ma il favorito numero uno.

Piange per l’emozione Alaphilippe, mentre ai battuti non resta che incassare: è più facile quando chi ti arriva davanti lo merita. Per questo Peter Sagan, per la quinta volta nei primi quattro in nove Sanremo, è tra i primi a congratularsi col francese, anche se forse l’ex iridato perde un attimo di troppo quando il vincitore decolla. Per questo, in un ordine d’arrivo di alto rango, è da applausi anche Vincenzo Nibali, il migliore dei nostri e non solo per il piazzamento: sempre in prima linea, va a giocarsi il bis rientrando in discesa, confermando di essere un fuoriclasse per tutte le stagioni. Per questo, infine, è bravo anche Matteo Trentin, che chiude decimo dopo essersi giocato le chances con un attacco in fondo alla discesa a due chilometri dal traguardo: era una delle sue possibilità, non gli va bene.

L’ORDINE D’ARRIVO - 1) Julian Alaphilippe (Fra, Deceuninck) km 291 in 6h 40’14’’ (media 43,62), 2) Naesen (Bel) st, 3) Kwiatkowski (Pol), 4) Sagan (Slk), 5) Mohoric (Slo), 6) Van Aert (Bel), 7) Valverde (Spa), 8) Nibali, 9) Clarke (Aus), 10) Trentin, 11) Dumoulin (Ola) a 3", 12) Matthews (Aus) a 8".

LE PAROLE - Ripresosi dal brivido di una vittoria che gli veniva assegnata fin dalla vigilia, Alaphilippe racconta la sua grande giornata: "La squadra ha corso in maniera perfetta, abbiamo lavorato per fare la selezione sul Poggio, ma non sono riuscito a fare quello che volevo. Speravo infatti di creare una maggiore selezione, invece si è formato un gruppetto di atleti di grande valore. Sapevo che Trentin era più forte di me in volata, ma quando è partito tutto solo sull’Aurelia mi sono sentito rasserenato, perché era un rivale in meno per lo sprint. In fondo alla discesa ho pensato a respirare e a cercare una buona posizione per lo sprint, così quando è partito Mohoric gli ho preso la ruota e sono andato dritto fino al traguardo. Una vittoria fantastica, un’emozione enorme".

LA NOTA POSITIVA - Nella lunga fuga che scuote un po’ la corsa prima che si accenda, quattro dei dieci coraggiosi sono della Novo Nordisk, formazione di atleti diabetici: essendo il loro un messaggio, più che un’azione con ambizioni di successo, meritano un elogio. Come lo merita Mirco Maestri, il reggiano della Bardiani Csf che andando all’attacco tutti i giorni alla Tirreno si è guadagnato la maglia a punti: alla Sanremo va in fuga per la quarta volta in quattro partecipazioni, restandoci per 260 chilometri come nelle edizioni precedenti: esistesse una classifica che premia la costanza, non avrebbe rivali.

LA NOTA NEGATIVA - Sul palco Rai, dove continuano a tenersi stretto il ct Cassani, già opinionista in passato in coppia con l’attuale direttore Bulbarelli, sia De Luca che l’ex iridato Ballan rivelano che alla Sanremo ‘bisogna limare tantissimo’, senza spiegare cosa si intenda tecnicamente. Sconcerto fra le casalinghe in ascolto: forse si stanno chiedendo se i corridori vadano da Milano alla Riviera per farsi le unghie. Ps: in gergo ciclistico, col termine 'limare' si intende l'azione del corridore che vuole stare davanti prendendo meno aria possibile, risparmiando così le energie.