Il pugile Michele Broili sul ring (Foto Instagram)
Il pugile Michele Broili sul ring (Foto Instagram)

Trieste, 19 settembre 2021 - Non sono passati inosservati i tatuaggi nazisti del pugile triestino Michele Broili, salito ieri sul ring nella sua città natale per il titolo italiano dei pesi superpiuma contro Hassan Nourdine (per la cronaca a vincere è stato quest'ultimo, ai punti). Sul corpo del boxer 28enne campeggiano, tra gli altri, il Totenkopf (la testa di morto) usato dal gruppo paramilitare di custodia dei campi di concentramento, il numero 88 (legato alla doppia H delle iniziali di Hitler) e la scritta 'Ritorno a Camelot', nome di un raduno di Skinheads. Una scelta che, oltre alle polemiche e ad eventuali sviluppi penali, rischia di costargli cara anche da un punta di vista sportivo. La Federazione Pugilistica Italiana ha infatti preso la distanze da Broili e reso noto che ricorrerà alla Giustizia federale contro di lui.

La condanna della Fpi

Riferendosi ai tatuaggi inneggianti al naziosmo, la Fpi parla di "un comportamento inaccettabile e stigmatizzato da sempre dalla Federazione Pugilistica Italiana, la quale è costantemente schierata contro ogni forma di violenza, discriminazione e condotta illecita e/o criminosa". "Ovviamente - si legge in un comunicato - di tale comportamento è esclusivamente responsabile il tesserato che lo ha posto in essere e, semmai, indirettamente e oggettivamente la Società di appartenenza (Ardita Trieste, ndr) che lo abbia avallato e/o tollerato. Alcuna responsabilità può e deve essere ascritta alla Federazione Pugilistica Italiana, la quale non può essere a conoscenza delle scelte personali di ogni singolo tesserato sino a quando non ne abbia contezza".

La Federazione "condanna e stigmatizza con forza e perentoriamente il comportamento del proprio tesserato e si dissocia da ogni riferimento che i tatuaggi offensivi dallo stesso portati evochino. Tale comportamento è in palese contrasto con le norme sancite dal 'Codice di Comportamento Sportivo del Coni (art.5)' che la Fpi recepisce, condividendone spirito e contenuto. Per tali ragioni la Fpi si riserva di sottoporre agli Organi di Giustizia Federali tale comportamento affinché ne sia, nelle opportune sedi, valutata la contrarietà rispetto allo Statuto ed ai Regolamenti Federali e vengano adottate le opportune misure sanzionatorie anche a tutela dell'immagine della Federazione Pugilistica Italiana. Riservandosi, altresì, ogni opportuna azione".

Il suo allenatore

"Il mio pugile si è sempre comportato in maniera sportiva e corretta rispettando le regole sul ring e nella vita - assicura l'allenatore di Broili, Denis Conte,  all'Ansa - . Spiace per la polemica, ma la federazione sapeva da anni di quei tatuaggi".  In effetti non è la prima volta che Broili finisce al centro di polemiche: nel 2020 la sua foto a petto nudo era apparsa nella locandina di un evento di boxe patrocinato dal Comune di Trieste, scatenando le ire dell'opposizione. L Giunta comunale si era difesa sostenendo di essere all'oscuro del fatto e, alla fine, le locandine furono rimosse.