Marcell Jacobs (Ansa)
Marcell Jacobs (Ansa)
Non siamo mica gli americani, cantava Vasco Rossi. Talvolta vien voglia di aggiungere: meno male. Sentite questa. Ci sono voluti mesi, ma alla fine i simpatici zucconi statunitensi ci sono arrivati. Tramite la prestigiosa rivista “Track and Field”, la Bibbia dell’atletica leggera, hanno riconosciuto che Marcell Jacobs è stato il miglior centometrista dell’anno. Non solo: hanno anche ammesso che era dal 2008 che una…New...

Non siamo mica gli americani, cantava Vasco Rossi. Talvolta vien voglia di aggiungere: meno male. Sentite questa. Ci sono voluti mesi, ma alla fine i simpatici zucconi statunitensi ci sono arrivati. Tramite la prestigiosa rivista “Track and Field”, la Bibbia dell’atletica leggera, hanno riconosciuto che Marcell Jacobs è stato il miglior centometrista dell’anno. Non solo: hanno anche ammesso che era dal 2008 che una…New entry, mai apparsa in precedenza nelle classifiche della specialità, non meritava tale consacrazione.

Allora ci era riuscito un certo Usain Bolt. Guarda caso il predecessore di Marcellino pane e vino sul trono olimpico della velocità.

Meglio tardi che mai! Sin da subito era suonata fastidiosa la spocchia con la quale gli ambienti anglosassoni avevano accolto l’impresa dello sprinter azzurro a Tokyo (con tanto di replica nella staffetta). Come se non appartenere a quella scuola o all’universo caraibico di Giamaica e dintorni implicitamente autorizzasse la diffusione della cultura del sospetto.

Mi è già capitato di scriverne, nei giorni magici della Olimpiade: il sospetto non è l’anticamera della verità, ma la trappola che genera pregiudizio e discriminazione.

Che al nostro Jacobs, premiato da “Track and Field” insieme agli altri azzurri Gimbo Tamberi e al marciatore Stano, venga simbolicamente restituito l’onore anche dagli avversari più cocciuti finora, beh, è importante per chi si ostina a credere in quello che vede, naturalmente fino a provetta contraria.

Adesso, tocca proprio a Marcellino pane e vino consolidare prestigio ed autorevolezza. Non a tutti è piaciuta la scelta di rinunciare a prendere parte a qualsiasi competizione dopo i trionfi in Giappone. E la sbornia mediatica, per quanto inevitabile stante l’enormità dell’impresa, deve essere smaltita in fretta. Jacobs ha promesso, anzi tutto a se stesso!, di tornare alle gare già a febbraio.

Poi nel corso della stagione sarà chiamato a recitare un ruolo da protagonista ai mondiali di Eugene, negli Stati Uniti dei dubbiosi. Ha il dovere di provare a stupirli ancora. Perché non siamo mica gli americani, come cantava Vasco Rossi. Buon Anno.