Il presidente Usa Donald Trump - Afp
Il presidente Usa Donald Trump - Afp

Una questione spinosa che coinvolge il presidente Trump, appassionato golfista con problemi da affrontare ben più grandi della ripresa del gioco professionistico. È vero che il PGA Tour ha un indotto pazzesco, ma ben sappaimo quanto il Presidente sia attento nel custodire le proprie frontiere. 

L'antefatto è noto: due settimane di quarantena in America prima di giocare i tornei per tutti quei giocatori e caddie che vivono al di fuori degli Stati Uniti. Questo lo scenario previsto dal governo americano a cui il PGA Tour non potrà far altro che attenersi. E così a rischiare il forfait sono tutti quei golfisti e addetti ai lavori che non risiedono negli States. Ma è la condizione necessaria per partecipare agli eventi del massimo circuito americano, che riprenderanno - dopo lo stop per la pandemia - l'11 giugno a Fort Worth, in Texas, col Charles Schwab Challenge.

Un'ipotesi che avrebbe scoraggiato tanti big del golf continentale, a partire da Tommy Fleetwood, numero 10 del ranking che ha dichiarato di non aver intenzione di viaggiare in America e stare lontano dalla mia famiglia per quattro mesi. Ma non è solo Fleetwood. A rischiare di dover rinunciare a partecipare ai primi eventi del PGA Tour che verrà sono circa 25 giocatori. Tra questi anche l'azzurro Francesco Molinari (che vive a Londra) e il britannico Matthew Fitzpatrick. Per chi risiede in Inghilterra e in quelle nazioni dove i rispettivi governi hanno imposto una quarantena di 14 giorni una volta tornati, la situazione è davvero complicata. Ciò significherebbe un mese di isolamento complessivo, tra andata e ritorno.

Un vero grattacapo quindi non solo per il PGA Tour ma per tutti quei big, specialmente continentali, costretti a decisioni drastiche anche in vista del processo di qualificazione verso la Ryder Cup 2020 (25-27 settembre nel Wisconsin). I vertici del PGA Tour si sono messi al lavoro per tentare di trovare una mediazione con il governo al fine di facilitare l'accesso trovando una soluzione per un totale di circa 70 persone, tra giocatori e caddie.

Ieri un primo segnale positivo con una dichiarazione dei vertici PGA Tour che lascia ben sperare: "Stiamo lavorando col governo federale degli Stati Uniti per facilitare l'ingresso nel paese di quei golfisti e caddie, membri del tour, che risiedono al di fuori degli USA. Siamo ottimisti".

Intanto è stato confermato il protocollo di 37 pagine che regolerà il gioco. Tamponi nasali e test sulla saliva saranno imprescindibili per chiunque vorrà partecipare a un evento del massimo circuito americano del green, almeno fino a che l'emergenza sanitaria non sarà finita. E in caso di positività i players saranno costretti a un isolamento di almeno 10 giorni con tanto di esclusione immediata dai tornei.

Come già rivelato dall'americano Kevin Streelman, il PGA Tour fornirà voli charter per consentire gli spostamenti dei protagonisti principali del circuito da uno stato all'altro, con giocatori e caddie chiamati a sottoporsi a test rapidi 24 ore prima di ogni partenza. I primi 4 eventi di ripresa - il Charles Schwab Challenge (11-14 giugno), l'RBC Heritage (18-21 giugno a Hilton Head), il Travelers Championship (25-28 giugno a Cromwell e il Rocket Mortage Classic (2-5 luglio) - andranno in scena a porte chiuse.

Gli accessi limitati ai giocatori che non potranno portare con loro famiglie e affetti. Lo staff dei giocatori dovrà mantenere sempre una distanza di almeno 6 piedi (circa 1,82 metri) dal proprio assistito. Ai caddie sarà invece consentito rastrellare i bunker, mentre il PGA Tour metterà a disposizione degli addetti ai lavori anche salviette igieniche, disinfettanti e dispositivi di protezione individuale. Restrizioni anche per quel che riguarda il numero dei giornalisti presenti agli eventi, con le interviste che verranno fatte solo ed esclusivamente all'aperto e con il giusto distanziamento sociale. Incognita su chi dovrà portare sacca e bastoni. Da ultime indiscrezioni pare lo faranno i giocatori stessi.