Justin Rose
Justin Rose

Un percorso duro e difficile da domanre quello che ha accolto i giocatori all'85° Masters. Il percorso dell'Augusta National non ha fatto sconti con fondo compatto e green velocissimi. Solo in 12 sono riusciti a domarlo chiudendo le prime 18 buche con un numero rosso sul leaderborad, segno di score sotto il par.

L'inglese Justin Rose, campione olimpico in carica, ha preso il largo. Dopo i bogey alla buca 1 e alla 7, che sembravano i segnali inequivocabili di una giornata non certo da ricordare, ha cambiato marcia. La svolta alla buca 8 quando un rimbalzo sulla sponda sinistra del green, infinito par 5 in salita, ha portato la palla di Rose verso l’asta, aprendogli le porte di un putt per l’eagle per azzerare di colpo l’inizio in salita. Detto, fatto. Palla in buca ed ecco l’inizio di un cammino che se non è un record assoluto al Masters poco ci manca. Undici buche: un eagle, 7 birdie, 2 par. Ecco servito il 65 con cui Justin Rose ha messo la testa davanti a tutti. 11 fairway presi su 14 (78%), 13 green su 18 (72%) e 23 putt totali sono lo specchio di 18 buche da vero fenomeno che gli hanno meritatamente regalato la testa della classifica con 4 colpi di vantaggio sulla coppia Hideki Matsuyama/Brian Harman (69).

A Rose l’Augusta National è sempre piaciuto. “È un campo dove devi metterci la testa su ogni colpo, mi piacciono questo tipo di sfide” – aveva detto in passato. È la 16esima volta che attraversa Magnolia Lane e per due volte è andato a un soffio da indossare la Giacca Verde, nel 2015 e nel 2017, quest’ultima persa al playoff con l’amico di tante battaglie in Ryder, Sergio Garcia.

Un quartetto occupa il quarto posto a cinque colpi dall’inglese, l’esordiente Will Zalatoris, da poco entrato nei top 50 del World Ranking, Christiaan Bezuidenhout, alla seconda apparizione dopo il 38° posto di novembre, Webb Simpson, campione U.S. Open 2012 e reduce da due Top 10 negli ultimi due Masters, e Patrick Reed, che la Giacca Verde l’ha vinta nel 2018.

Buona la prestazione di Francesco Molinari, al rientro dopo i risultati sotto tono all’Arnold Palmer Invitational e al Players dove ha mancato il taglio. L’azzurro, al suo decimo Masters in carriera, ha chiuso con un 74 (+2) che gli vale la 30esima posizione.

Dustin Johnson, campione uscente, occupa la stessa posizione di Chicco a causa di un brutto doppio bogey finale alla 18. Deludono Rory McIlroy, Sergio Garcia e Bryson DeChambeau con 76 ma ancora in tempo per raddrizzare un Masters nato male. Per McIlroy i primi giri dei major rimangono stregati: dal 2015 a oggi il nordirlandese conta un +32 sopra il par nelle 18 buche di apertura dei tornei dello Slam, contro il -62 dei giri successivi.