Jordan Spieth
Jordan Spieth

Dopo sette giorni può provarci ancora. Jordan Spieth infatti è rimasto al comando con 203 colpi (-13) nell’AT&T Pebble Beach Pro-Am. Così per la seconda settimana consecutiva ha l’opportunità di tornare alla vittoria che gli manca da tre anni e quasi sette mesi. L’ultimo in un major (Open Championshio) nel 2017. C’è sicuramente attesa per un suo possibile ritorno al successo, perché significherebbe ritrovare un campione, cosa che fa sempre bene al golf, ma c’è anche chi è estremamente ansioso di riaverlo vincente. Infatti sul suo profilo in Wikipedia, gli è già stato assegnato il titolo con un totale di 273 (-15) dopo un 70 (-2) nel quarto giro! Vedremo se avrà ragione il veggente.

Nel torneo del PGA Tour la cui formula è stata stravolta a causa dell’emergenza sanitaria (da pro am con un pro e un dilettante a normale medal individuale), Francesco Molinari è scivolato dal 15° al 53° posto con 215 (69 70 76, -1) complice anche una penalità di due colpi.

Spieth, un eagle che cambia prospettive - Spieth, 27enne di Dallas (Texas), ex numero uno del World Ranking, undici titoli sul circuito in 198 presenze comprensivi di tre major, ha mantenuto la leadership in modo un po’ rocambolesco. A tre buche dal termine, dopo una buona partenza (tre birdie e un bogey al giro di boa) e un pessimo inizio di rientro (tre bogey in cinque buche), rendeva due colpi a Daniel Berger, ma ha pescato il jolly alla 16ª (par 4) imbucando da fuori green per l’eagle (71, -1) e raggiungendo il rivale. Berger, poi, ha sbagliato tutto alla 18ª e con un doppio bogey (72, par con un eagle, un birdie, un bogey e il doppio bogey) è finito nel numeroso gruppo dei secondi a due colpi da Spieth insieme a Patrick Cantlay, il più alto nel ranking mondiale tra i contendenti (n. 11), Nate Lashley, Tom Hoge a allo scozzese Russell Knox (205, -11).

Spieth è il primo a presentarsi da leader dopo tre giri per due settimane consecutive a partire da Dustin Johnson nel 2020. E’ la 18ª volta che gli accade e nelle precedenti occasioni ha ottenuto nove successi. Quanto a Berger con il 72 ha infilato il 25° parziale di fila in par o sotto.

Scendono Norlander e Bhatia - In condizioni di correre per il titolo anche Brian Stuard, Maverick McNealy, l’inglese Paul Casey e l’australiano Jason Day, qualche chance anche per Max Homa, 11° con 207 (-9), settimo giocatore dal 1983 a realizzare birdie su tutti i quattro par tre del Pebble Beach Golf Links (par 72), a La Quinta in Calìfornia, dove si sta concludendo il torneo dopo che i giocatori si sono alternati nei primi due turni anche sullo Spyglass Hill Golf Course (par 72).

Difficile che possano rientrare lo svedese Henrik Norlander, da terzo a 13° con 208 (-8), e il 19enne Akshay Bhatia, da ottavo a 16° con 209 (-7), che sta facendo le sue prime buone esperienze sul circuito con inviti degli sponsor. Nessuna possibilità di bissare il titolo per il canadese Nick Taylor, 34° con 212 (-4).

Penalità per Molinari - Non è stato sicuramente impeccabile Francesco Molinari che sul campo ha realizzato un birdie e tre bogey, che avrebbero fatto 74 (+2), ma a complicargli ulteriormente le cose è stato il caddie che ha commesso un errore alla buca 2 posizionandosi sul prolungamento della sua linea di gioco direttamente dietro di lui. Infranta la regola 10.2b /4 sono arrivati due colpi di penalità per un 76 (+4) nello score e nove posizioni perse a tavolino. Il montepremi è di 7.800.000 dollari.