Rory McIlroy
Rory McIlroy

L'argomento Ryder Cup è tornato alla ribalta dopo che Rory McIlroy, il giocatore numero uno al mondo, si è espresso a favore dello slittamento. Così il terzo evento sportivo per seguito mediatico, rischia di essere riportato negli anni dispari, come era prima degli attentati alle Torri Gemelle. Dato il seguito e il relativo indotto, questa manifestazione non può permettersi di essere disputata a porte chiuse e così, visto l'andamento dell'epidemia negli States e le difficoltà legate agli spostamenti, la strada pare oramai segnata.

McIlroy era stato tra i primi a schierarsi contro lo svolgimento a porte chiuse e oggi, anche a causa dell'evolversi della pandemia negli States, si è nuovamente espresso sull'argomento: "La mia impressione è che la Ryder Cup 2020 verrà posticipata al 2021. Onestamente credo questa sia la scelta più giusta".

Questa la dichiarazione che ha spostato i fragili equilibri tra i piatti della bilancia tra pro e contrari all'evento attualmente in programma dal 25 al 27 settembre nel Wisconsin. Rory era stato tra i primi a schierarsi contro l'ipotesi porte chiuse della Ryder Cup e oggi, visto l'evolversi della pandemia negli States e la necessità di prendere una decisione, ha ribadito la propria posizione alla BBC Sport dell'Irlanda del Nord. "Penso che la maggior parte dei giocatori voglia che l'evento sia rimandato di un anno per consentire al pubblico di prenderne parte. Perché sono i giocatori stessi ma anche i fan a rendere speciale questo evento. Obiettivamente non riesco a prevedere altri scenari rispetto a quello dello slittamento di un anno della competizione".

Di altro avviso erano stati i due capitani, Padraigt Harrington e Steve Stricker che si erano detti disponibili nel scegliere integralmente il proprio team pur di disputare la gara.Lo avevano ribadito in una lettera nella quale avevano messo in campo affetto e valori importanti, specie in questo delicato momento: “Ogni due anni – si leggeva nella missiva – Europa ed America vengono unite dai valori della sportività e dal desiderio di sconfiggere sul campo un formidabile avversario. Nel tempo abbiamo assistito ad alcune incredibili dimostrazioni di passione e determinazione. S’è sempre però trattato di golf che, al contrario del Covid-19, non rappresenta una questione di vita o di morte. Anzi, di fronte a questo nemico invisibile è insignificante. Oggi il Vecchio Continente e gli Stati Uniti del golf sono unite come mai prima d’ora contro il coronavirus. Non ci vorranno tre giorni (la durata della Ryder Cup, ndr) e non basteranno gli sforzi di 12 uomini per sconfiggerlo. Come capitani della Ryder Cup rappresentiamo con orgoglio giocatori, caddies, staff, partner dell’European Tour e della PGA of America, e parliamo a nome di tutti quando diciamo che i nostri pensieri e le nostre preghiere sono rivolte a tutte le persone in difficoltà. Siamo commossi dalla determinazione, passione e spirito mostrato ogni giorno da chi è in prima linea in questa battaglia. Con loro, siamo in debito”.

Il World Health Day avrebbe dovuto coincidere con il Masters. “Invece del vincitore con la Green Jacket, questa settimana celebriamo tutte quelle persone altruiste di tutto il mondo che indossano scrub, camici bianchi e uniformi da supermercato. Loro sono i nostri eroi. Per ripagare i loro sforzi esortiamo tutti a rimanere al sicuro a casa”. Così avevano concluso i due capitani.

Se da una parte l'evento darebbe un segnale importante alla ripresa, dall'altra però il golf non può permettersi il rischio di un flop.