Franco Chimenti
Franco Chimenti

Franco Chimenti, presidente della Federgolf, scende in campo. Come nel suo stile lo fa senza mezzi termini: "In Italia finora è stato impedito di giocare, una cosa non in linea con nessun altro paese al mondo. Il golf deve andare avanti, e i circoli devono necessariamente riaprire al massimo l'11 maggio, non si capisce perché debbano restare chiusi".

Così il presidente della Federgolf, Franco Chimenti, all'indomani delle nuove indicazioni del governo che ha fissato per il 4 maggio il via libera agli allenamenti esclusivamente per gli atleti riconosciuti di interesse nazionale di discipline sportive individuali. "Attraverso l'istituzione di una commissione qualificata, di cui fa parte anche l'infettivologo Le Foche, stiamo preparando un documento che presto invieremo al Ministro dello Sport, Spadafora, che stimiamo moltissimo e in cui crediamo - spiega Chimenti -. Vogliamo far valere le ragioni del golf, sport tra i più sicuri e a basso contagio essendo all'aperto, praticato singolarmente, su percorsi mediamente superiori ai 70 ettari. Il golf deve essere accomunato al tennis e agli sport equestri". Così ha dichiarato in un intervista oggi in edicola su Quotidiano Sportivo il presidente Franco Chimenti.

In USA golf sempre più aperto

E' salita al 58%, rispetto al 48% di dieci giorni fa, la percentuale dei campi da golf aperti negli Stati Uniti nonostante la pandemia e il lockdown. A rivelarlo è uno studio della National Golf Foundation.
    Su 50 sono solamente 11 gli stati Usa dove ancora non è consentito giocare: Illinois, Maine, Maryland, Massachusetts, Nevada, New Hampshire, New Jersey, New Mexico, Pennsylvania, Vermont e Washington.
    Ma il numero è destinato a scendere ancora visto che da venerdì 1 maggio i circoli riapriranno anche nell'Illinois.
    Dal Texas all'Arizona, in attesa del PGA Tour - il massimo circuito americano del green -,che dovrebbe ricominciare la sua normale attività (seppur a porte chiuse per i primi 4 eventi) l'11 giugno a Fort Worth, con il Charles Schwab Challenge, negli States si continua a giocare tra eventi benefici e circuiti minori.


La situazione in Francia e Spagna

Se negli Stati Uniti il golf non s'è mai fermato completamente durante la pandemia e il lockdown (la percentuale dei percorsi di gara aperti è salita al 58%), in molti paesi d'Europa la situazione è completamente diversa.
    Dalla Francia alla Spagna, circoli ancora chiusi e incertezze sulle riaperture. Entrambe le federazioni hanno inviato un protocollo per la riapertura dei Club ai rispettivi governi. Il documento redatto da quella iberica, rispetto a quello di molte altre federazioni, prevede anche l'utilizzo dei carrelli a livello individuale o familiare.
    Per il resto, le linee guida sono un po' quelle già in vigore negli Stati Uniti tra prenotazioni online o via telefono e pagamenti con carta di credito via internet o smartphone.
    Spogliatoi chiusi, così come le Club House, i bar e i ristoranti. E partenze di gioco ogni 5 minuti. Divieto assoluto di stringersi le mani, di toccare le bandiere. E ancora: nessun rastrello per riparare i bunker.
    Situazione per certi versi simile in Francia dove i circoli potrebbero riaprire, con un graduale processo di deconfinamento, dal 11 maggio. Chiuso dal 15 marzo, il Le Golf National di Guyancourt (vicino Parigi), teatro della Ryder Cup 2018), fiore all'occhiello del green francese, da ormai 45 giorni è al lavoro per garantire un campo sempre più "magnifico dopo la riapertura". Questa la rivelazione all'Equipe di Hugo Senlis, capo squadra dell'Albatros, il percorso di punta del circolo.