Tom Dumoulin (LaPresse)
Tom Dumoulin (LaPresse)

Terracina (Latina), 16 maggio 2019 - La tappa 5 del Giro d'Italia 2019 è stata caratterizata dalla pioggia, dalla notizia del ritiro di Tom Dumoulin e dalla vittoria di Pascal Ackermann, in rimonta su Fernando Gaviria, al bis dopo il successo di Fucecchio. Ecco le pagelle di Angelo Costa della quinta tappa del giro.

Sesta tappa. Orari tv, percorso e favoriti.


10 a Ackermann. Tre volate, due vittorie: non male per un debuttante in un grande Giro. Come a Fucecchio, non solo non sbaglia nulla, ma fa un mezzo miracolo: dopo un rallentamento, riesce a ripartire, rimontando Gaviria negli ultimi metri. Ai rivali restano almeno un paio di occasioni, ma da come sta correndo, il tedesco ha tutta l’aria di voler sparecchiare la tavola.

9 a Conte. Primo capo del governo a ripresentarsi al Giro da molto tempo in qua, si cala nella parte dell’appassionato non per convenienza, ma per vero amore. Non si accontenta di dare il via alla tappa, ma all’arrivo dei corridori si esibisce come intervistatore di Nibali, l’italiano per il quale tifa: rispetto a tanto presentatori di mestiere, il premier se la cava più che degnamente.

8 a Dumoulin. Presentarsi al via ancora dolorante è il segnale dell’affetto che ha per il Giro: prova fino all’ultimo a restare in una corsa che adora e vuole rivincere, ma il fisico gli dice che è il momento di fermarsi. Nel salutare la carovana rosa promette di ripresentarsi fra un anno, ovviamente con lo stesso obiettivo: già questo gli vale un applauso.

7 a Moschetti. Il bimbo dello sprint è ancora lì, a battersi contro il Gotha della velocità rosa: quinto dietro gente che in fatto di volate vanta curriculum invidiabili è un altro segnale del talento che può esprimere. Non teme il confronto, in giornate così non teme nemmeno le condizioni pessime di clima e strade: ha tutto per fare centro molto presto.

6 a Gaviria. Non commette errori, se non quello di partire un attimo in anticipo in una giornata dove acqua e temperatura bassa finiscono per raffreddare i muscoli: dà l’impressione di essere di nuovo irresistibile, l’unica sua vera sfortuna è trovare un Ackermann che non si ferma davanti a nulla, avversari o moltempo che siano.

5 a Viviani. La sua caccia al primo successo al Giro in maglia tricolore continua senza fortuna: persa una tappa per un’errata scelta di tempo, persa un’altra tappa per una scorrettezza rilevata dal Var dopo averla vinta, questa la perde perché la pioggia non è sua alleata. Arriva allo sprint in posizione giusta e lì, intirizzito, si spegne: non gli resta che riprovare.