Esteban Chaves (S) e Simon Yates (D) (Ansa)
Esteban Chaves (S) e Simon Yates (D) (Ansa)

Caltanissetta, 11 maggio 2018 – "E' il giorno perfetto", sorride Esteban Chaves in cima all’Etna. E come no: tappa a lui, che è pur sempre uno dei candidati all’albo d’oro, maglia rosa al compagno Simon Yates, che nell’ultimo chilometro e mezzo sembra in scooter e deve perfino tirare i freni per non privare l’amico di un meritato successo. Il Giro d'Italia 2018 che cercava risposte nel primo esame in quota, ne trova subito un paio, sotto le stesse insegne: tanto il sudamericano come l’ex pistard britannico chiariscono di esser qui per puntare al bersaglio grosso.

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Non si accontenta la Mitchelton Scott, team australiano con radici e tecnici di casa nostra: infilare uno del calibro di Chaves nella corposa fuga che parte da lontano e si sgretola lungo le rampe del vulcano, è la strategia per chiamare subito allo scoperto gli avversari. E’ anche il disegno per preparare il botto finale: in cima alla salita, Yates semina per strada i big schizzando dalla compagnia a velocità doppia, e chissà dove finirebbe se non ci fosse davanti il suo compagno. Massimo risultato con sforzo strategico esemplare: la corsa adesso ha padroni nuovi e inattesi.

Tappa 1

COME STANNO GLI ALTRI - Da una tappa monocolore, si esce con un’inevitabile domanda: chi governa adesso? ‘La maglia rosa ce l’ha lui’, ride Chaves, felice di aver onorato la memoria di Diana, la sua massaggiatrice scomparsa un anno fa. ‘Avevo gambe troppo buone per rinunciare ad attaccare’, si limita a replicare Simon Yates, gemello dell’Adam visto in Italia un anno fa, ma con più propensione alle corse a tappe: passato dall’iride in pista alla strada, a 25 anni conta un sesto posto alla Vuelta e un settimo all’ultimo Tour dove è stato il miglior giovane, quanto basta per tenergli gli occhi incollati addosso da qui in avanti.

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La fuga più lunga: 350 chilometri e niente vittoria

Se l’Etna regala al Giro questa strana coppia è anche perché le grandi firme continuano a dosare le forze col bilancino: non è bellissimo Aru (‘Ogni giorno prendo ritmo, il Giro si vince fra due settimane’), mentre Froome sembra attaccato al trenino di testa col nastro adesivo. Davanti a favoriti che per ora mirano a contenere i danni, continua a lievitare Dumoulin, perfetta fotocopia di quello che un anno fa ha messo tutti all’angolo: con la propria andatura, regolare quanto incisiva, sta già rendendo solida una classifica che, per quanto pochi, può sempre contare sui chilometri di un’altra crono. A guardarlo, è il meno in affanno del circolino più nobile: se quando dice di non sentirsi al top e di non conoscere l’Etna va così, figuriamoci il giorno che comincerà a far sul serio.

 

Chris Froome (LaPresse)