L'esultanza di Jakob Fuglsang (Ansa)
L'esultanza di Jakob Fuglsang (Ansa)

Como, 15 agosto 2020 - Il danese Jakob Fuglsang (Astana) ha vinto il Giro di Lombardia 2020, alle sue spalle George Bennett (Jumbo Visma) e il compagno di squadra di Fuglsang Aleksandr Vlasov. Poi il trio della Trek-Segafredo, nell'ordine: Mollema, Ciccone e Vincenzo Nibali, sesto. La corsa è stata contrassegnata da due bruttissime cadute. Remco Evenepoel è volato in un burrone sulla discesa dalla Colma di Sormano, Maximilian Schacmann è stato investito da una vettura che viaggiava sul percorso a pochi chilometri dall'arrivo. Frattura al bacino per il talento belga, clavicola rotta per il campione nazionale tedesco. 

Ecco i voti di Angelo Costa

10 a Jakob Fuglsang

Tra i più attesi dalla vigilia, si conferma uomo da classiche dure con una corsa perfetta. Non vince, ma stravince per la sicurezza in ogni fase di gara. Dopo la Liegi di un anno fa, a 35 anni si prende anche il Lombardia, mettendo nel mirino il prossimo obiettivo: dimostrare che essere competitivi al Giro non è una questione d’età.

8 a George Bennett

Sfrutta al meglio il suo momento magico, correndo da protagonista l’unica classica che disputa in carriera: purtroppo si trova fra i piedi un uomo venuto dal Nord che sa andare forte anche col caldo. Perde troppe energie nel discutere con gli avversari, dimenticando che di solito la lingua si allunga quando si accorciano le gambe…

7 a Maximilian Schachmann

Trasforma la sua corsa in rincorsa, galleggiando a lungo fra chi sta andando a giocarsi il successo e chi invece sta scivolando in retrovia. Merita un voto in più per come riesce a mantenere la calma quando l’auto introdottasi sul percorso gli taglia la strada e lo sbatte in terra: invece che perdersi in discussioni, riparte e va a difendere il suo ottimo settimo posto.  

6 a Nibali e Ciccone

Il vecchio e il giovane restano a lungo nel cuore della corsa, arrendendosi solo nel finale quando i crampi in un caso e le energie in calo nell’altro presentano il conto. Entrambi hanno l’umiltà di mettersi a disposizione di Mollema, entrambi confermano che anche senza esser al top sono il meglio che l’Italia può esibire in questo momento.

5 ad Aru

E’ il primo ad uscire di scena, prima ancora che comincino i fuochi d’artificio. Non un bel segnale sulla strada del Tour, che l’aspetta a fine mese, anche se questo ciclismo ‘tutto e subito’, figlio del calendario ristretto, non consente di usare le corse per allenarsi. E corridori abituati a crescere per gradi cominciano a risentirne.

2 all’organizzazione

Non paga la scelta di posticipare gli arrivi per agevolare la televisione se poi non si favoriscono le immagini: l’arrivo dei corridori controsole è da dimenticare. Meglio dimenticare anche la signora che in auto si infila nel vivo della corsa: che in una gara senza pubblico ci sia una persona in mezzo alla strada è paradossale.

S.V. a Evenepoel

Non tradisce le aspettative, facendosi trovare davanti con i migliori dopo il Muro di Sormano, lo tradisce invece un errore in curva in discesa, e bisogna ringraziare il Cielo che non gli sia andata peggio. Vero che è un fenomeno, vero anche che Remco la bici l’ha conosciuta tardi e provare a seguir Nibali in picchiata non è esercizio facile.